Il Tirreno

Lucca

le anticipazioni dei ministri 

Damiano: «L’Italia preoccupa» Bonafede: «Vi svelo le riforme»

B.A.

Sarà più semplice il processo civile, spiega il titolare del dicastero della Giustizia «L’imprenditore in crisi non è fallito, lo Stato lo aiuterà»

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«Nella situazione attuale dell’Italia ci sono tre numeri che mi preoccupano fortemente - dice Cesare Damiani, ex ministro e sindacalista di lungo corso, oggi candidato alla segreteria nazionale del Pd, al convegno di Conflavoro -. 1,5 è la previsione di crescita del Paese avanzata dal governo nella manovra appena varata. Non ci arriveremo, e non solo perché l’Europa rallenta e rallenta la Germania. Se va bene arriveremmo all’1 e allora le risorse diminuiranno e aumenterà il debito pubblico. E bene che vada, il reddito di cittadinanza, declassato a Rei, reddito d’inclusione, sarà distribuito fra sei mesi». Il secondo numero, 2,4, ovvero i miliardi da spendere. «Sarei anche per spendere di più - dice Damiano - se i soldi venissero destinati agli investimenti. Io spenderei decine di miliardi per ovviare al disastro dirogeologico dell’Italia e non me li farei contabilizzare dall’Europa. Se li uso per il Rei, invece, non posso chiederlo all’Europa». Terzo numero: 6,7, i miliardi disposti per le pensioni, per la formula “quota cento”. «Ci sarà anche “l’opzione donna” e altre voci: i 6,7 miliardi previsti non basteranno. e se partirà l’inflazione, salteranno i fondamentali dell’economia», chiude. Un intervento a tinte forti quello di Damiano che però, poi, a fronte delle preoccupazioni, sbaraglia il campo, insiste sulle carenze dei centri dell’impiego, sulla formazione professionale debole. «Io - aggiunge - sarei per fare la “santa alleanza” fra centri per l’impiego e agenzie interinali private. E poi - sottolinea - non dobbiamo più avere paura di mandare i nostri ragazzi a lavorare mentre studiano. Bisognerebbe che i giovani visitassero di più il mondo dell’impresa, dovremmo indirizzare lo studio, i corsi universitari in quella direzione».

La chiusura del convegno spetta al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che a Lucca “regala” anticipazioni sulle novità che aspettano il processo civile, quello che può interessare più facilmente un imprenditore. «Io - spiega - vedo un processo civile che può durare una o due udienze, lo vedo più semplice della dinamica. Ho già scritto la riforma e la prossima settimana sarà resa pubblica sul sito del ministero».

«Ieri - passa poi alla riforma fallimentare - il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma sui fallimenti. La prima novità è che un imprenditore in crisi non è fallito; lo Stato deve provare ad andargli incontro e infatti la riforma prevede le basi per farlo. In cantiere abbiamo anche un decreto sulla semplificazione. E stiamo mettendo mano - conclude - anche al diritto penale, e la prima direttiva è che sia giusto. La faremo pagare cara ai grandi evasori che tolgono risorse allo Stato». —

B.A.

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