Sicurezza
A rischio 61 posti di lavoro Sciopero alla Cromology Italia
Avviata la procedura di riduzione del personale, motivata con un calo di vendite Lo stabilimento centrale di Porcari (l’ex Baldini) il più colpito con 42 tagli
PORCARI
Sessantun posti di lavoro a rischio, sessantuno famiglie che vedono addensarsi nubi nere sul loro futuro: è il dramma che si sta vivendo tra i dipendenti della Cromology Italia, l’azienda produttrice di vernici che ha la sua sede e il suo stabilimento principale proprio nella Piana Lucchese, a Porcari, in quella che un tempo era la Baldini Vernici. E proprio a Porcari si rischia di pagare il prezzo maggiore sotto il profilo occupazionale.
Martedì scorso, infatti, l’azienda ha avviato la procedura per la riduzione di personale, una decisione motivata con l’andamento del mercato, con una riduzione delle vendite che starebbe incidendo sul fatturato. Fatturato che, stando a quanto emerso nel primo confronto tra azienda e sindacati, nel 2017 si era attestato sugli 88 milioni di euro, con un calo rispetto al 2016 di oltre 6 milioni, e le previsioni per l’anno in corso parlano di un fatturato destinato ad attestarsi sugli 80 milioni di euro. Insomma una situazione che l’azienda intenderebbe gestire in due modi: la riduzione di personale intanto, ma anche una rivisitazione completa dell’organizzazione interna.
La Cromology Italia ha quatto strutture nel nostro Paese, per un totale di 328 dipendenti: un piccolo magazzino in provincia di Bergamo, una linea produttiva a Resana, nel trevigiano, un hub logistico, ossia un magazzino, a San Miniato (l’ultimo investimento dell’azienda, dove sono impiegate 58 persone). Ma il centro più importante è a Porcari, a fianco dell’autostrada A11, dove si trovano sia la sede amministrativa che il principale sito produttivo, e dove sono impiegate 235 persone. Ed è proprio qui che si annunciano i tagli maggiori: 41 posti di lavoro in meno, cui si aggiungerebbero 15 licenziamenti nell’impianto di Resana e la chiusura del magazzino nel Bergamasco (con 4 posti di lavoro tagliati). Si salverebbe dalla mannaia il solo impianto di San Miniato.
Subito dopo l’annuncio della procedura c’è stato un primo incontro tra azienda e sindacati in Confindustria, cui sono seguite, in tutti gli stabilimenti, le assemblee dei lavoratori, fino ad arrivare alla proclamazione dello sciopero, per la giornata di ieri, in tutte le sedi dell’azienda. Uno sciopero che, spiegano dal sindacato, ha avuto un’adesione massiccia: «In alcune sedi si è toccato il 100% delle adesioni – spiega Paolo Bruni della Filctem Cgil – è significativa, per esempio, l’adesione pressoché totale allo sciopero nella sede di San Miniato, pur trattandosi dell’unica che non verrebbe toccata da tagli. Questo a dimostrazione della grande solidarietà tra i lavoratori, ma anche testimonianza di una preoccupazione per il futuro, ossia che, in assenza di un piano chiaro di rilancio, un domani si possa cominciare a colpire anche qua. Ma altrettanto significativa è l’adesione che si è registrata nello stabilimento centrale, quello di Porcari, dove ci si è avvicinati a un 80% di partecipazione, che vuol dire tantissimo in una sede dove su 235 dipendenti vi sono 11 dirigenti e 59 quadri».
Il confronto con l’azienda è destinato a continuare nei prossimi giorni, ma da parte sindacale viene contestato in particolare un aspetto, quello legato appunto alla riorganizzazione interna, che si tradurrebbe con il licenziamento di figure ben delineate, pure troppo: «In ogni sito, ma anche in ogni ufficio – prosegue Bruni – è stata fatta un’analisi dettagliata delle singole funzioni, individuando dove ci sono gli esuberi. In pratica si è arrivati quasi a dare già un’identità ai singoli dipendenti per i quali procedere con il licenziamento, e questa ci pare una forzatura, un procedimento che non corrisponde alle caratteristiche previste dalla legge 223».
Sarà questo uno degli aspetti più importanti al centro del confronto tra azienda e sindacati: «Ovviamente ci muoveremo cercando di andare verso una riduzione del numero di esuberi – riprende l’esponente della Filctem – considerando che finora l’azienda ha lavorato a pieno regime, e senza mai fare ricorso alla cassa integrazione, anzi, spesso con grossi carichi di lavoro. Ma contestiamo anche l’assenza di un piano industriale di cui c’è bisogno, soprattutto alla luce di quell’analisi puntuale sulle professionalità che vengono considerate in esubero».
Tutti temi che saranno affrontati nel prossimo confronto con l’azienda, in programma per giovedì 15, e al quale prenderanno parte le delegazioni di tutti e 4 gli stabilimenti di Cromology Italia. —
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