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Cadavere in una baracca lungo la ferrovia per Pisa

PIETRO BARGHIGIANI
Cadavere in una baracca lungo la ferrovia per Pisa

Èun uomo dell’apparente età di 30-40 anni che non aveva con sé documenti  Il corpo, in stato di avanzata decomposizione, era nascosto da coperte

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LUCCA

Di sicuro c’è solo che è morto. La causa del decesso e a chi appartenga quel corpo restano due quesiti ancora aperti sui quali stanno lavorando i carabinieri. La base di partenza di quello che al momento ha tutte le caratteristiche del mistero è il ritrovamento di un cadavere poco dopo le 11 di ieri mattina in una baracca a Ripafratta in mezzo a campi incolti lungo la ferrovia che costeggia la Statale del Brennero, al confine con Cerasomma.

Il corpo disteso nel tugurio con alcune coperte addosso. Nessun documento in tasca o nei dintorni del giaciglio. Solo un cellulare, spento, può essere l’appiglio in grado di risalire all’identità del morto, le cui condizioni della pelle fanno supporre una fine che può essere datata di qualche mese. Difficile che sia prima dell’estate. Il caldo avrebbe anticipato la decomposizione che è, comunque, avanzata. La salma, età apparente sui 30-40 anni, è stata trasferita a medicina legale dalla Pubblica Assistenza chiamata dai carabinieri della stazione di Pontasserchio dopo aver avvertito il magistrato di turno della procura di Pisa, Sisto Restuccia. In parallelo all’esame autoptico vanno avanti gli accertamenti sul telefonino alla ricerca di un nome al momento sconosciuto.

Sono circa le undici del mattino quando un pensionato con la passione per i campi si avvicina alla baracca utilizzata come ricovero per attrezzi agricoli. L’ultima volta che era stato in quel terreno, incolto e con l’erba irregolare, era aprile. Poi si era dedicato ad altri campi e quella zona era rimasta indietro, almeno nella cura del verde e nella manutenzione della superficie. Quando ieri l’uomo, sull’ottantina, è arrivato a un raggio di una decina di metri è stato travolto da un tanfo nauseabondo. Ha pensato a un animale morto e ha cercato una carcassa nei paraggi che non ha trovato. Allora ha seguito i miasmi arrivando alla fonte. E l’ha trovato proprio dentro la baracca dove aveva lasciato dei bidoni. Appena si è affacciato è stato colto da una scena che lo ha paralizzato. Da sotto le coperte spuntava un avambraccio. Ha capito subito che si trattava di una persona, anche se non ha distinto il sesso. È scappato dando l’allarme al proprietario del campo che ha avvisato i carabinieri che con la polizia municipale si sono poi precipitati in zona. Il luogotenente Arturo Casella della stazione di Pontasserchio con il maggiore Cristina Spina, comandante della Compagnia di Pisa e il capo dei vigili urbani di San Giuliano Terme, Grazia Angiolini. Nel capanno di lamiera non sono state trovate armi o qualcosa che possa essere messo in relazione a una morte violenta dell’uomo. Solo un cellulare, in assenza di documenti, può raccontare chi era il cadavere. Il corpo da ieri mattina è a medicina legale. I riscontri disposti sono vari. Dalla causa della scomparsa all’eventuale comparazione del Dna con quelli inseriti nelle banche dati delle persone scomparse. L’ipotesi di un malore che abbia colto di sorpresa uno sbandato che aveva scelto come ricovero un tugurio occasionale è l’ipotesi più accreditata. Era vestito leggero. Una canottiera, jeans scuri con la cintura ancora allacciata e una sola scarpa da tennis, bianca, calzata al piede destro. Sul sinistro solo un fantasmino a coprire l’estremità. La corporatura è robusta e sul corpo si notano i segni di un accanimento di animali selvatici. Lo hanno trovato con la bocca spalancata, come se un grido di aiuto che nessuno ha potuto sentire avesse anticipato la morte. —

PIETRO BARGHIGIANI



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