Il Tirreno

Lucca

In piazza dei Servi alla scoperta della home-gallery di Alessandro Pardossi, presidente dell’associazione “Terzopiano arte contemporanea”  

Progetti, esposizioni e residenze d’autore In centro la fucina dell’arte contemporanea

FEDERICA SCINTU
Progetti, esposizioni e residenze d’autore In centro la fucina dell’arte contemporanea

il progettoFEDERICA SCINTUC’è uno spazio nel cuore della Lucca più intima e riservata che sembra fatto apposta per fare arte, per creare e ospitare cultura. Si trova in cima a un palazzo in piazza...

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il progetto

FEDERICA SCINTU

C’è uno spazio nel cuore della Lucca più intima e riservata che sembra fatto apposta per fare arte, per creare e ospitare cultura. Si trova in cima a un palazzo in piazza dei Servi ed è qui che da due anni ha trovato sede la galleria associativa “Terzopiano Arte Contemporanea”. Una home gallery di 300 metri quadri che risplende di una luce unica che è spazio espositivo ma anche residenza per artisti: è qui che dal 10 novembre, per due settimane, sarà possibile ammirare le opere di Namsal Siedlecki. Un progetto, quello di Terzopiano nato dall’intuito di Alessandro Pardossi, presidente dell’associazione. Originario di Pisa, aveva già dato vita a un progetto simile a Berlino ma, tornato in Italia, è su Lucca che ha deciso di scommettere. «Questa città si presta bene - racconta Pardossi - ha una storia importante nella quale si inserisce bene la contemporaneità. Questa residenza può ospitare fino a sei artisti alla volta: è un luogo di progettazione ma è anche ideale per le mostre. In tutto l’associazione è composta da sette soci - spiega - e devo dire che siamo arrivati a Lucca in punta di piedi. Io alle spalle ho un’esperienza nel settore maturata sia all’estero che in Italia e credo che questo territorio abbia bisogno di arte contemporanea».

L’approccio dell’associazione Terzopiano, soprattutto per quanto riguarda la residenza per artisti, punta anche a stringere collaborazioni con le aziende. «Ci sono residenze per artisti create proprio all’interno delle ditte - aggiunge Pardossi - per quanto riguarda ad esempio il packaging e il design, l’apporto dell’artista, che è sempre più anche designer, è importantissimo e migliora la resa delle aziende stesse in questi settori». A curare la mostra di Namsal Siedlecki per Terzopiano è Alessandra Poggianti che è anche l’ideatrice del programma annuale “Thingness” di mostre e residenze d’artista che mira a realizzare nuove produzioni legate all’idea di oggetto e al suo “essere cosa”. «Abbiamo deciso di avere un curatore diverso ogni anno - spiega ancora Pardossi - crediamo che questo ci permetta di avere una conoscenza del panorama artistico internazionale». Namsal Siedlecki, 31 anni, nato negli Stati Uniti ma cresciuto in Italia, vive e lavora a Seggiano, un paesino sul monte Amiata, campagne nelle quali ha trascorso anche la sua infanzia. A Lucca propone un progetto in cui sono protagoniste alcune specie vegetali, in particolare i cactus, pianta simbolo della capacità della natura di difendersi e adattarsi. I cactus sono privati delle proprie spine, ne viene addomesticata la forma che poi è sottoposta al bagno galvanico e infine esposta nello spazio della mostra, utilizzato dall’artista come un organismo vivente. Le pareti della galleria sono spruzzate di verderame, un funghicida usato in agricoltura: l’artista cita questa ritualità praticata nelle vigne per creare un wall painting che funzioni come traccia cromatica, memoria della volontà umana di dominare la natura, ma anche tentativo di creare un’unione tra saperi. «Sto molto bene a vivere in campagna - spiega l’artista - e non credo che me ne andrò. Nel mio processo creativo non tendo a pensare tanto, i miei sono piuttosto idee e ragionamenti istintivi che prendono spunto dalla natura». Creare un “Cactus perenne”, titolo della mostra, rientra in quel continuo tentativo dell’uomo di modificare la natura secondo i propri bisogni. Le piante subiscono, così, un bagno galvanico, un processo solitamente usato per ricoprire un metallo meno prezioso con uno strato di metallo più nobile. Pur essendoci la possibilità di rendere i cactus immortali, inglobandoli del tutto nel metallo, Siedlecki sceglie di ricoprirne solo una parte, come un tallone d'Achille che permette di assistere a due temporalità, quella organica e quella minerale. Nel tentativo di preservare una forma altrimenti destinata a modificarsi, la parte organica subirà l’inevitabile processo di deterioramento, mentre quella metallica sarà immortale. —

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