Finanza
Il presidente di Lucca Crea: «Città troppo cara nelle giornate dei Comics»
Le prime considerazioni di Mario Pardini dopo la chiusura dell'edizione 2018: «In futuro puntiamo sull’e-Sports, le gare virtuali»
LUCCA. «Ok, è stato un successo ma ci sono questioni da affrontare. Primo, nei giorni della manifestazione la città è troppo cara e questo rischia di penalizzare la manifestazione. Secondo, i temporary store: aspettiamo di parlare con gli espositori per capire come sono andate le loro vendite ma i negozi temporanei restano un problema da affrontare e possibilmente risolvere». Mario Pardini, 45 anni, presidente di Lucca Crea, prima di soffermarsi su ciò che di bello ha regalato la 52ª edizione dei Comics – la prima che lo ha visto in un ruolo apicale – preferisce mettere sotto i riflettori le ombre che si allungano sulle magnifiche sorti e progressive di una manifestazione che, di anno in anno, consolida la sua fama planetaria.
Stavolta però non era così scontato. «Nel 2017 avevamo avuto un calo di biglietti del 10% rispetto al 2016 – racconta Pardini – se anche quest’anno ci fosse stato una perdita rischiava di delinearsi una tendenza su cui riflettere. Invece è andata bene e nonostante il maltempo: 251mila biglietti sono un grande risultato. Detto questo non significa che ci si debba sedere sugli allori: ci sono state tante rassegne di successo che nel giro di pochi anni sono diventate la metà di quel che erano». Temporary store e costo della città per i visitatori, dunque, sono le questioni che Pardini intende affrontare con gli interlocutori istituzionali. Tra i temi oggetto di discussione ci sarà anche la bassa paga (4,5 euro l’ora) riservata ai “felpati”. «Polemica strumentale – spiega Pardini – Quando si poteva pagare con i voucher Lucca Crea spendeva meno e i felpati prendevano di più. Poi il governo li ha cancellati e così siamo stati costretti a individuare, attraverso un bando europeo con tutti i crismi, una società di lavoro in somministrazione che ovviamente percepisce un compenso. I ragazzi selezionati sono tutelati al 100%, ma prendono meno e non è dipeso da una nostra scelta». In tema di spese, c’è il capitolo sicurezza: «È una voce che pesa sempre di più ma su cui non si può pensare di risparmiare. Il mini ticket di un euro per chi entra in centro? Non è in discussione».
Nelle stanze profonde del popolo dei Comics, già ci si interroga su quella che potrebbe essere un’ulteriore espansione della manifestazione. «Il numero di visitatori di quest’anno rappresenta uno standard ottimale. 4 o 5 giorni di festival nel 2019? Dobbiamo parlare con gli espositori, poi decideremo. I vivai Testi? Non ci stiamo pensando. Museo del Fumetto? Sarà importante per spalmare eventi e incontri su un calendario annuale in modo da rendere meno compresso il programma della manifestazione. L’ipotesi di spostarlo alla Manifattura è questione che attiene al Comune, spero solo di riuscire a inaugurare la struttura entro la fine del mio mandato, che è di tre anni...».
Sul fronte delle nuove tendenze che il sismografo Comics è pronto a far proprie, Pardini ha idee chiare: «Guardiamo al fenomeno dell’e-Sports (competizione sportive virtuali, ndr). I numeri dicono che è un settore in forte crescita. Magic Johnson e molti altri ex sportivi hanno investito in questo business. Già quest’anno abbiamo fatto passi importanti portando Jean Alesì e la sua scuola per piloti virtuali. Nel tempo il successo della manifestazione è stato determinato dalla capacità di intercettare le nuove tendenze: i Games, l’Area junior, gli Youtuber, l’Area Movie. I videogiochi rischiano di fagocitare il resto? Non credo. È un’industria con il “portafoglio gonfio” ma i fumetti, per citare Emanuele Vietina, sono e restano la chiesa al centro del villaggio». —
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