Italia
Kirkman esalta Lucca «Una convention unica»
Già protagonista nel 2017, l’autore di “The Walking Dead” è tornato alla rassegna «È stata la prima volta che sono stato così a lungo fuori dagli Stati Uniti»
LUCCA
“Very cool”, espressione inglese che in italiano si può tradurre con “molto figo”. E “very cool” è un’espressione che Robert Kirkman ha usato spesso ieri mattina, nell’incontro con la stampa, per parlare dell’Italia.
Italia che, ai suoi occhi, vuol dire soprattutto Lucca. Sì, perché dietro quello che è ormai considerato uno dei più grandi sceneggiatori mondiali nel campo dei fumetti non si nasconde in realtà un grande viaggiatore, e quella di Lucca rappresenta l’esperienza più importante vissuta al di fuori dei confini Usa. Una doppia esperienza, dopo che l’anno scorso l’autore di serie di culto come “The Walking Dead” e “Outcast” fu uno dei protagonisti più attesi del Lucca C&G. «Quella – ha raccontato Kirkman riferendosi al 2017 – è stata la prima volta che sono stato così a lungo lontano dagli Stati Uniti, ed è stata un’esperienza fantastica. Anche perché questa è una convention unica, che coinvolge tutta la città. Qualcosa di molto diverso da quelle che vengono organizzate negli Stati Uniti».
E poi qui è partita la sfilza dei “very cool”, diretti alla città di Lucca, agli italianie alla loro accoglienza e, ovviamente, al cibo, sintetizzato in un «I love pizza».
«Sì, lo so – ha ripreso Kirkman – quello della cucina italiana è uno stereotipo, ma la colpa è anche vostra: mentre ero qua sono entrato in un negozio di alimentari e ho trovato quattro sezioni diverse solo per la pasta, quattro! Io mi scuso per gli stereotipi, ma in realtà fate tutto voi».
Accanto a Kirkman chi ha contribuito al successo del personaggio di “Invincible”, il coautore e disegnatore Cory Walker, e il disegnatore Ryan Ottley. Una serie che si è chiusa, arrivata alla conclusione dopo un ciclo durato 15 anni. Una fine che ha lasciato Kirkman al tempo stesso soddisfatto, ma anche un sapore dolce e amaro: «Nonostante avessi ben chiara in mente la sua conclusione, mi continuavo a immaginare molte altre trame e sottotrame».
Ma la serie è destinata a trasferirsi dalla carta agli schermi, in più forme, un film, intanto, e forse nemmeno l’unico («Viste le 144 storie di Invicible potremmo ricavarne molti»), e anche una serie tv, sotto forma di animazione.
Non è mancato un commento su Outcast che, come The Walking Dead, è diventato anche una serie tv, ma senza conoscerne la stessa buona sorte. Il tutto per una serie di circostanze sfortunate che ne hanno decretato la morte televisiva dopo appena un paio di stagioni: «Aveva anche un buon successo di pubblico – ha raccontato l’autore – ma è incappato in una fase di riorganizzazione della casa di produzione ed è stata sospesa, poi passati un paio di anni, riuscire a riassemblare il cast per ripartire era difficile».
Nessun timore invece per i tanti fan italiani di The Walking Dead: «Vedremo cosà vorrà il destino, personalmente sono pronto ad andare avanti altri 15 anni». E poi altre idee in cantiere: «Grossi eventi, ma di cui non posso anticipare nulla». —
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