Il Tirreno

Lucca

«Un teatro che racconti il nostro tempo» Il progetto di Del Carlo per il Giglio

flavia piccinni
«Un teatro che racconti il nostro tempo» Il progetto di Del Carlo per il Giglio

L’amministratore unico sostiene che l’ente da lui guidato deve tornare a essere centrale per il dibattito della città E si prepara all’avvio della stagione 2018-2019, con un cartellone che prova a mescolare “sacro e profano” 

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Il peRsonaggio

flavia piccinni

«Vogliamo riportare il teatro a essere centrale all’interno del dibattito cittadino». Dice così – dopo oltre un’ora di conversazione concitata, fra sorrisi e provocazioni - Giovanni Del Carlo, amministratore unico del Teatro del Giglio. «E sarebbe un mio desiderio costruire una rassegna teatrale che aiuti il dibattito culturale. Costruire una rassegna urgente del teatro del presente, del teatro dell’attuale, che affronti i temi contemporanei e che possa contribuire alla crescita e al dibattito del Paese. Se ne sente un bisogno reale, non trova?». Realissimo, piuttosto.

«Sa – prosegue, con quell’espressione un po’ sardonica che lo contraddistingue - mi mancano persone come il professor Romano Silva, che hanno saputo nel corso degli anni creare un dibattito nella città. Noi proviamo a inserirci all’interno di questo confronto con autorità, presenza qualitativa e qualitativa”. Evidentemente però non è facile che in una provincia come la nostra – dove l’offerta culturale da nulla è divenuta sovrabbondante, e dove la comunicazione della stessa è rara e quasi inesistente – delle scelte di predilezione e di maggior supporto vengano fatte, in barba allo spirito lucchese che cerca di operare una normalizzazione leziosa e allo stesso tempo atroce.

Ma a questa normalizzazione – in un mondo in cui la cultura non può essere che provocazione di spirito e riflessione collettiva, spunto integerrimo per leggere i tempi e interpretarli - Del Carlo non ci sta. O, meglio, vuole lanciare una sfida che è difficile equilibrio fra il presente e il futuro: «stare grazie al teatro al passo con i tempi». Ci prova adesso presentando una stagione che è melting pot fra sacro locale (la lirica) e profano nazionale (come lo spettacolo misteriosissimo proposto da Marco Paolini, “Il calzolaio di Ulisse”, che promette polemiche e interesse).

«Quest’anno – mi spiega – il presente del Teatro del Giglio va a battesimo a ottobre con Gianni Schicchi e Suor Angelica». Si tratta di uno spettacolo che mette insieme due atti unici con la musica di Giacomo Puccini. La prima rappresentazione di entrambi si tenne al Metropolitan di New York il 14 dicembre 1918. Quasi cento anni fa. «Siamo – puntualizza Del Carlo - la casa musicale di Puccini, e nella nostra produzione c’è sempre. A marzo chiuderemo infatti la stagione con La Bohème». In questa ideale parentesi lirica si srotola poi un calendario che mette insieme balletto e prosa, non senza spettacoli audaci.

Gli domando che spettatori siano, i lucchesi. «Amano un cartellone dove vi sia svago, ma anche il richiamo ai classici. Fra i preferiti spiccano Pirandello, De Filippo e Goldoni. Gli abbonati sono in continua crescita. E soprattutto per la lirica vengono da tutta la Toscana».

Il merito è delle produzioni originali faticosamente sostenute, che a volte si allargano a collaborazioni trasversali anche con prestigiose strutture molto più grandi, come il Maggio Fiorentino o il Teatro Lirico di Cagliari. C’è poi la prima nazionale del Teatro del Carretto.

Quando parla muove le mani e le braccia, con la camicia bianca rimboccata, l’orologio sportivo, lo sguardo persuasivo di chi non è abituato al dubbio degli altri; intanto racconta la prima volta che è entrato al Teatro del Giglio: «frequentavo la scuola elementare, e ogni anno il teatro faceva un saggio di fine anno. Mi ricordo l’orgoglio e l’emozione di salire sul palco. E i miei genitori, in platea». È adolescente quando – «forse ero studente all’istituto tecnico Carrara, o forse ero già all’Università, dove ho studiato Giurisprudenza» – vide «due spettacoli incredibili: Edipo Re di Glauco Mauri, che avremo anche quest’anno in stagione, e i Masnadieri. Fu bellissimo». Mi racconta un aneddoto: «Allo spettacolo di Schiller con Lavia, c’era gente che spingeva alle porte del teatro per entrare. Non c’erano più posti, non sapevano dove metterli!». Lo guardo negli occhi, e i suoi sono due biglie nere, lucide, che si emozionano. Ha una voce un poco roca quando mi spiega «venivo al teatro da solo, non avevo amici che mi volevano accompagnare» e «il melodramma è italiano, il teatro è vivo, ed è unico ogni volta. Se uno conoscesse il teatro, conoscesse i classici, considererebbe tutto il resto una ripetizione» e, ancora: «del teatro è affascinante anche il backstage, l’aspetto burocratico e quello amministrativo. La contrapposizione fra la magia dell’apertura del palcoscenico, e il conoscere e vivere le difficoltà quotidiane». Parla del sé e dell’altro con la medesima disinvoltura, mentre si infila e si sfila ancora gli occhialini di metallo, s’avvicina al viso fogli che non legge, mostra un’espressione pensierosa quando lo sorprendi chiedendo cose che non contemplava all’orizzonte. Trasuda emozioni e passione. Prima si salutarci, in una conversazione che è stato flusso effervescente e incontrollato di parole e suggestioni, Del Carlo tira fuori l’agenda.

«Da domani iniziano le prove di Gianni Schicchi e Suor Angelica, lo sa? Questi due atti unici sono stati una grande difficoltà. Comportano un impegno economico notevole. Ma gli spettacoli nascono qui. Si lavora per mesi e mesi, e poi tutto nel giro di una, dieci, venti sere finisce».

Si ferma. «Sa – prosegue, con gli occhi che si fanno grandi - c’è un’immagine che non mi dimenticherò mai». Quale? «Qualche mese fa è venuto un pittore artigiano per realizzare la scenografia di Gianni Schicchi. L’ho visto crescere, il dipinto, giorno dopo giorno. Alla fine questo fondale di Firenze ha preso forma, e ha rivelato una bellezza incredibile. Andrà in scena a Lucca due volte, in qualche altro teatro, e poi finirà in un fondo di magazzino. Forse è questa la metafora del teatro. Fai uno sforzo incredibile per creare una farfalla. Ma se ci sei quella sera, proprio quella sera lì, avrai goduto di un’unica, irripetibile, magia». —

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di Redazione web