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Maxiprocesso per la truffa via Internet

Maxiprocesso per la truffa via Internet

Oltre 800 parti lese nella vicenda “Italia Digital” potranno presentarsi alla prima udienza del 16 novembre

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LUCCA

Un processo da grandi numeri quello che si aprirà venerdì 16 novembre davanti al giudice monocratico Nidia Genovese. Non per la quantità degli imputati, ma per quella delle parti offese: oltre 800, per l’esattezza 814. Sono coloro che, nell’autunno di quattro anni fa, finirono nella rete di Italia Digital, un sito che vendeva prodotti elettronici senza, però, farli arrivare a casa dei malcapitati.

A tendere la trappola la coppia formata da Gianfranco Ciampi e Daniela Simonetti, entrambi 52enni, che di Italia Digital erano rispettivamente amministratore di fatto e amministratore di diritto. Ora i due si troveranno sul banco degli imputati a rispondere dell’accusa di truffa aggravata in concorso: un raggiro del valore di oltre 600.000 euro.

Gli oltre 800 truffati, che risiedono in tutta Italia, avranno la possibiltà di nominare un proprio difensore e di chiedere dunque la costituzione di parte civile. Un passo che non è scontato, visto che, innanzitutto, le spese di un processo (soprattutto se lontano dalla propria abitazione) rischiano di essere poco convenienti rispèetto alla cifra che si può recuperare. E poi c’è da considerare che un buon numero dei truffati da Italia Digital è riuscito a ottenere una parte di quanto perso grazie alla procedura fallimentare condotta dal curatore Claudio Del Prete che ha aggredito alcuni immobili e alcuni depositi bancari riconducibili alla coppia.

Ciampi e Simonetti, oltre al processo che inizierà a novembre e nel quale l’accusa sarà sostenuta dal sotituto Giuseppe Amodeo, sono già stati condannati in primo grado a fine 2015 per un’altra tranche della vicenda, quella della bancarotta documentale e patrimoniale. In quel caso i pm Piero Alessandro Capizzoto ed Enrico Corucci riuscirono ad ottenere una condanna a 3 anni e 8 mesi per ciascuno degli imputati.

La commercializzazione del materiale informatico avveniva su 7 siti web. Improvvisamente, nei primi giorni di dicembre 2014, la ditta lucchese (che aveva sede legale in un fondo in via di Tiglio all’Arnacio) cessò di spedire la merce «scusandosi» con una mail preimpostata nella quale, senza troppi giri di parole, si faceva riferimento alla crisi economica che aveva travolto l’azienda e non consentiva di fornire il materiale ordinato e neanche di rimborsare i pagamenti. Non tutti i clienti truffati si dettero per vinti: i più battaglieri si riunirono in un gruppo Facebook per darsi manforte e stabilire una strategia univoca di azione. Intanto cominciarono a fioccare le denunce e, a inizio 2015, ci fu un maxisequestro da parte della finanza, preludio all’arresto dei due responsabili, avvenuto a maggio. —

 

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