Gioco
Per la contaminazione idrica assolte le Officine Fratelli Lazzi
Per il giudice l’imputazione è inconsistente: l’azienda per effettuare la bonifica avrebbe dovuto ricevere dalla Provincia un piano di messa in sicurezza nel 2013
LUCCA
Il capo d’imputazione è improprio e il reato configurato diventa reato impossibile. Cinque anni dopo il giudice Gerardo Boragine assolve Lorenzo Brogi, 51 anni, fiorentino, amministratore delegato della società Linee Automobilistiche Fratelli Lazzi srl e la stessa società in veste di persona giuridica dal reato di mancata bonifica del sito ex Officine Lazzi a S. Anna. Un illecito penale per non aver appunto ottemperato (traendone quindi un vantaggio economico) alla bonifica nonostante le disposizioni della Provincia datate 2013, basate sulle analisi Arpat del 2010 che rilevavano ad esempio nelle acque sotterranee all’interno delle ex officine valori di trielina di 17mila microgrammi, contro un limite di legge di appena 1,5. Un inquinamento causato da idrocarburi, tetracloroetilene, benzene, arsenico, piombo, mercurio e altre sostanze.
La procura aveva incriminato i vertici Lazzi - tra gli imputati c’era anche Franco Lazzi venuto a mancare due anni fa - per non aver rispettato una prima determina dirigenziale della Provincia di Lucca del marzo 2013 che intimava la società ad effettuare le ingenti spese conseguenti l’esecuzione della bonifica. Ma in questo caso la norma parla chiaro: la bonifica deve scattare dopo l’approvazione e la realizzazione di un progetto. Ma a quella data - marzo 2013 - il progetto non esisteva.
Ergo, come avrebbe potuto realizzare la bonifica del sito se non esisteva un piano del per mettere in sicurezza la falda idrica? Infatti nel 2015, una volta data attuazione e approntato il progetto di bonifica, le officine Lazzi iniziarono ad effettuare le operazioni necessarie per il risanamento e la messa in sicurezza dell’area tra viale Catalani angolo via Gemignani per un costo complessivo di circa tre milioni. Operazioni di bonifica che procedono tuttora. Quella zona era stata acquistata dalla Guinigi Costruzioni con l’idea di realizzare un complesso residenziale. Ma i lavori erano stati bloccati per la scoperta del pesante inquinamento del terreno causato da solventi e idrocarburi. Da lì era sorto un contenzioso - anche davanti al Tar e al Consiglio di Stato sull’onere dei costi di bonifica - con ricorsi presentati da Comune, Provincia e Guinigi Costruzioni.
Sull’ex LAzzi interviene anche Massimiliano Bindocci, del Movimento 5 stelle, che nei giorni scorsi si è interessato della questione: «L’ipotesi che da decenni in quel sito sia presente un importante inquinamento da trielina ed altre sostanze nocive cancerogene. Preoccupa la lentezza con cui procedono le opere di bonifica della falda acquosa, e l’ipotesi che si debba aspettare ancora altri anni di lavori per bonificare la falda non ci sembra positiva». Per questo Bindocci chiede di sapere com’è la situazione delle acque, per essere sicuri che non ci siano superamenti dei limite di legge. —
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