Il Tirreno

Lucca

Investe un cinghiale e con l’aiuto del babbo lo uccide a bastonate

Luca Tronchetti
Investe un cinghiale e con l’aiuto del babbo lo uccide a bastonate

Accade una sera d’agosto in località Quattromura a Gragnano. Alcuni testimoni assistono alla scena e informano i carabinieri

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GRAGNANO. Investe con la sua auto un cinghiale che gli attraversa improvvisamente la strada. È notte, la zona è buia e molto trafficata, lui vede l’ungulato all’ultimo istante, frena, ma non riesce ad evitare l’ostacolo. A quel punto il conducente della vettura - un quarantenne che vive nella Piana e a quell’ora stava tornando a casa - scende dall’abitacolo e si porta al margine della carreggiata dove, in una pozza di sangue, giace l’animale ferito.

L’automobilista prende il cellulare e chiama il padre, 73 anni, che abita vicino e alla guida di un fuoristrada è lì in pochi minuti. Gli chiede di portare una mazza e un coltello per finire la bestia. Arrivato sul posto i due decidono in pochi attimi di sbarazzarsi del cinghiale. Il giovane investitore dal bagagliaio della pick up paterno prende il bastone di legno e colpisce ripetutamente l’animale ferito. Colpi così violenti che il legno si spezza in due e il manico viene riposto nel bagagliaio della vettura. A quel punto con il telefonino compongono il numero 112 e invitano la centrale operativa dei carabinieri ad inviare sul luogo una pattuglia dei carabinieri sostenendo che il cinghiale aveva causato l’incidente ed era morto investito. Non passano cinque minuti che un’auto dei militari di Capannori è sul luogo del sinistro.

I carabinieri identificano babbo e figlio e mentre li prendono a sommarie informazioni si avvicinano quattro automobilisti. Sostengono di essere testimoni dei fatti e di essersi sentiti male alla vista di tanto scempio. Sono residenti a Capannori, Valgiano e Uzzano in provincia di Pistoia. I quattro - di età compresa tra 27 e 38 anni - raccontano di aver visto l’autista prendere a bastonate l’animale riverso per terra. Ne consegue che padre e figlio vengono indagati per uccisione di animali e rischiano la citazione diretta a giudizio per un reato che, in considerazione delle pene edittali, in caso di condanna comporta una pena che va dai 4 mesi ai due anni di reclusione.

Sono le 22,30 del 28 agosto scorso quando i carabinieri di Capannori, durante il servizio perlustrativo, vengono inviati dalla centrale operativa in località Quattromura a Gragnano sulla via Pesciatina. A chiamarli è stato un automobilista che racconta la sua disavventura: si è trovato davanti l’ungulato, che gli ha procurato danni pure alla parte anteriore della carrozzeria, mentre stava percorrendo la Pesciatina in direzione Capannori-Pescia. Non è riuscito ad evitarlo e la bestia si è accasciata lungo il margine laterale della strada dove è morta in pochi istanti. La ricostruzione dei testimoni non collima affatto con quella dell’investitore.

I militari hanno bisogno di prove. In particolare dell’oggetto utilizzato per colpire l’ungulato: il bastone. Un pezzo di legno si trovava accanto al cinghiale morto, il manico rotto viene rinvenuto nella bauliera della vettura dell’investitore che, solo allora, conferma, di aver colpito l’animale. Ora la palla passa al magistrato.
 

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