Il dolore
«Operai reclutati a Lucca e provincia»: la denuncia di Costabile
luccaIl caporalato, e in generale i rapporti di lavori irregolari, sono una triste realtà, pure sul nostro territorio: nel settore agricolo, ma non solo. Occorre un impegno ancora maggiore di...
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Il caporalato, e in generale i rapporti di lavori irregolari, sono una triste realtà, pure sul nostro territorio: nel settore agricolo, ma non solo. Occorre un impegno ancora maggiore di istituzioni, organizzazioni e organi preposti, per scoperchiare il velo che ancora molte volte nasconde questa dinamica criminale.
È la richiesta che è emersa durante l’iniziativa “Uomini, non caporali”, organizzata nell’auditorium della Fondazione Bml. Durante l’incontro, il fenomeno è stato osservato da più punti di vista: quello di lavoratrici e lavoratori sfruttati (sono intervenuti i segretari regionali e nazionali di Cgil-Flai, Gianluca Giussani e Giovanni Mininni, la consigliera per il lavoro dell'ambasciata di Romania in Italia Mirela Videa e in collegamento telefonico il sociologo Marco Omizzolo), ma anche dei consumatori (i contributi sono stati di Massimo Rovai dell’Università di Pisa e di Marco Del Pistoia, dell’associazione Slow-food).
«I dati elaborati dall’osservatorio Placido Rizzotto ci raccontano che la Toscana è seconda solo alla Sicilia, come regione col maggior numero di arresti per caporalato – spiega MariaRosaria Costabile, segretario provinciale Cgil di Lucca –. La cifra non è di per sé negativa: significa che da noi, a differenza di altre realtà, le agromafie e le nuove schiavitù vengono denunciate. Essa ci dimostra però come questa dinamica criminale sia molto radicata, pure sul nostro territorio. E la Cgil lo sa molto bene: anche in provincia di Lucca abbiamo segnalato e denunciato punti di ritrovo, sia nella Piana che in Versilia, dove lavoratrici e lavoratori sono reclutati, per poi essere trasportati in campi dell’intero territorio toscano». —
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