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Le Tate e i Tati che dispensano coccole ai bimbi abbandonati: cinque casi a Lucca

Barbara Antoni
Le Tate e i Tati che dispensano coccole ai bimbi abbandonati: cinque casi a Lucca

Il gruppo, nato per far fronte a un’emergenza nel 2009, oggi ha una forma ufficiale. «Il nostro compito è dare amore»

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LUCCA

Sono coccole, sorrisi, canzoncine cantate con un filo di voce, abbracci teneri, brevi uscite in carrozzina per godere la bellezza della luce, la carezza dell’aria. Sono parole sussurrate: piccoli gesti, naturali, che ogni neonato riceve dalla sua famiglia. Gesti d’amore di cui un bimbo non riconosciuto, lasciato nella nursery dell’ospedale da un genitore che non può o non vuole prendersene cura, rischierebbe di essere privato, derubato. “Le Tate e i Tati” della pediatria del San Luca fanno questo: dispensano amore, con trasporto vero, ma anche con tutta la preparazione necessaria, ai bimbi abbandonati. Tre casi da inizio anno (2018) a ora, altri due fra il 2009 e il 2017. In tutti i casi i bimbi, dopo periodi più o meno brevi di permanenza nel reparto assegnato (quello dei nati prematuri del San Luca) sono stati adottati.

«È nato tutto per caso nel 2009 - racconta l’assistente sociale Lucia Altamura, coordinatrice del servizio -. Successe che a Lucca una bimba, nata con problemi all’ospedale Campo di Marte, non fu riconosciuta dai genitori, che la lasciarono qui. La piccola rimase così in pediatria: non eravamo attrezzati per far fronte a una simile evenienza, così, ci attivammo noi assistenti sociali: la portavamo a prendere aria, la coccolavamo, stavamo a turno con lei. Dopo due mesi e mezzo fu accolta in una famiglia. Il progetto delle Tate è nato così: da un bisogno reale, dal cuore - aggiunge -. Nel 2017 un altro caso, e noi ripetemmo l’esperienza fatta, ma a quel punto pensammo di organizzare un gruppo di volontari, debitamente formato».

Va sottolineato, ci tiene a dirlo Lucia Altamura, che il primo a volere la nascita di questo servizio «fu nel 2009 il primario Raffaele Domenici. Quando successe della bambina, lui subito disse di non volerla mandare in un istituto. Fu stipulato un accordo con il Tribunale dei Minori per tenere i bambini non riconosciuti in pediatria fino al momento dell’adozione. E il tribunale accolse la proposta di buon grado». Il primario Domenici è andato in pensione il primo settembre, poco più di venti giorni fa appena. La nuova direttrice del reparto, la dottoressa Angelina Vaccaro «continuerà sulla stessa strada», spiega Altamura.

Alcune settimane fa, le Tate e i Tati, come gruppo di liberi cittadini, hanno sottoscritto un patto con il Comune per offrire il proprio servizio. Dopodiché il Comune ha firmato un protocollo con l’Asl: così l’opera dei tredici volontari, di cui undici attivi (nove donne, alcune con esperienze nel sociale, e due uomini) è stata formalizzata e sono state previste modalità con cui operare. «Il nostro compito è fornire coccole - spiega la referente del gruppo di Tate e Tati -: i risultati sono ottimi in termini di cambiamenti notevoli del bambino, nella sua crescita che procede in modo armonico, nel suo rispondere agli stimoli normali che arrivano a un bimbo nella sua famiglia».

La presenza del gruppo che opera al San Luca è un sollievo per i bimbi ma anche per le mamme, o per i genitori, che facessero la scelta di non riconoscere un bambino appena nato. «Una mamma che si trovasse davanti a questa decisione - spiega ancora la referente del gruppo - deve sapere che c’è un luogo dove non è giudicata, un luogo dove il suo bambino sarà accolto e amato. Deve sapere che c’è un posto sicuro per lui, invece di abbandonarlo mettendo a rischio la sua vita».

Per i bimbi non riconosciuti e rimasti in ospedale, i tempi di adozione, spiega l’assistente sociale, sono brevi, da una settimana a dieci giorni. Possono passare anche due mesi, a volte, per problemi di varia natura. —



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