Gioco
Alla ricerca del “Buongusto” nel locale dove suonò l’orchestrina di Puccini
Le origini del nome del vicolo cieco alle spalle di via Fillungo: c’è ancora un divieto di sosta di quando la pretura era alla loggia dei mercanti
LUCCA. Il primo punto da affrontare se si vuole raccontare la storia di vicolo del Buongusto è probabilmente indicare dove si trova. Perché non è scontato che anche i lucchesi da generazioni siano in grado di localizzare su una mappa “muta” questo pezzetto di strada chiusa all’interno di quel quadrilatero delizioso (e molto medievale) compreso fra via Fillungo, via dell’Arancio, via Sant’Andrea e via Fatinelli. Vicolo del Buongusto (unica parola come da stradario comunale) parte da via Altogradi e finisce contro il lato posteriore dei palazzi che si affacciano su via Fillungo, nel tratto tra la torre dello ore e la loggia dei mercanti.
C’è un particolare che probabilmente attira l’attenzione di chi si trova a passare da queste parti e solleva lo sguardo verso l’alto: un vecchio, vecchissimo cartello di divieto di sosta (del tipo ormai superato dal codice della strada) motivato dal passaggio di auto della polizia. L’enigma è presto svelato: si tratta dell’ultimo testimone della presenza della pretura nel palazzo che oggi ospita il megastore di Massimo Rebecchi. Una delle sue uscite, quella posteriore, dà proprio su vicolo del buongusto ed era quella usata dalle forze dell’ordine. Questa è, però, soltanto una parentesi nella storia di questo budello in mezzo alla città. Il nome è dovuto a tutt’altro: alla presenza, proprio in fondo al vicolo, della porta posteriore del “Caffè del Buongusto”, che si apriva in via Fillungo. E qui la storia della strada si intreccia con una storia più grande e importante: quella dei caffè di Lucca, che per questo aspetto fu città all’avanguardia in Italia (anche prima che l’Italia esistesse come Stato).
Le (poche) notizie su questo caffè spiegano che ad aprirlo fu tale Marracci, probabilmente nella prima metà del diciannovesimo secolo. Marracci scelse un fondo che originariamente ospitava una stalla e nel giro di poco tempo lo riadattò a caffè, Il locale, nel giro di poco tempo, divenne un punto di ritrovo fra i più apprezzati della città, prendendo il posto di quello che era stato il simbolo dell’ancien régime, quello di Mallegni alla loggia di palazzo pretorio che, una volta finito il tempo dell’aristocrazia, aveva visto in ribasso le proprie quotazioni. L’importanza del caffè del Buongusto proseguì per tutto l’Ottocento. E si può trovare un suo legame con un personaggio che con i caffè aveva dimestichezza: Giacomo Puccini. Secondo quanto riportato dal Centro studi dedicato al compositore, infatti, Puccini da giovane avrebbe suonato il pianoforte in un’orchestrina da ballo che era stata assemblata da Augusto Michelangeli, suo maestro di violino all’Istituto Pacini. Con questo complesso il futuro autore di Turandot si sarebbe esibito per l’appunto al Caffè del Buongusto, oltre che a Bagni di Lucca.
Poche le testimonianze più recenti, ad eccezione di una che farebbe pensare a un utilizzo diverso dei locali: nell’archivio fotografico lucchese si trova un negativo di Ettore Cortopassi, datato fra il 1925 e il 1930, che ritrae quello scorcio di via Fillungo individuandovi l’ingresso del “Cinema teatro Buongusto”. —
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