Il Tirreno

Lucca

L’allarme del sindacato  

«È venuto meno il legame con istituzioni e imprese»

G.P.

Ascari (First Cisl): «A livello  nazionale in sette anni  abbiamo perso 60mila posti di lavoro nel settore bancario.  Si cerca solo il profitto»

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LUCCA

Tra i fattori che hanno spinto gli istituti di credito a una vera e propria “cura dimagrante” c’è la crescita dell’home banking. Di fatto molte delle operazioni che fino a qualche anno fa obbligavano a presentarsi in banca, adesso possono essere svolte direttamente dallo smartphone. Dalla domiciliazione delle bollette al pagamento delle tasse, ai bonifici: si può fare tutto da casa, da lavoro o da qualunque altro luogo. Basta avere una connessione Internet. E qui c’è poco da fare: se quello della crisi è comunque un periodo destinato a finire (come sta accadendo), il “fattore online” al contrario è strutturale ed è destinato a modificare in maniera sempre più significativa le abitudini dei clienti degli istituti di credito e di conseguenza la loro organizzazione. Inutile dire che i servizi online sono appannaggio soprattutto dei più giovani. Le generazioni in là con gli anni preferiscono ancora lo sportello e di fatto non è infrequente vedere le file per il pagamento col modello F24. Alla fine, dunque, la novità rischia di aumentare i disagi per chi non è al passo con i tempi e per i pochi dipendenti rimasti agli sportelli.

Questa rivoluzione del sistema bancario, infatti, si è giocata anche sulla pelle di chi lavora negli istituti di credito. Un tempo fare l’impiegato in banca era un traguardo: un posto sicuro, spesso per la vita, al riparo da qualunque tempesta economica. Oggi non è più così: «A livello nazionale in sette anni il nostro settore ha perso circa 60mila posti di lavoro – spiega Riccardo Ascani, della segreteria Toscana Nord First Cisl – I dipendenti delle banche sono scesi da 350mila a 290mila unità. Per fortuna il settore ha degli ammortizzatori sociali ad hoc che hanno permesso di addolcire gli effetti di questa crisi occupazionale. Molti lavoratori sono stati riconvertiti, altri sono stati accompagnati fino alla pensione». La caduta, dunque, c’è stata ma l’atterraggio è stato soft. Anche a Lucca, che in un panorama nazionale non certo incoraggiante, continua a essere un contesto ricco, con un reddito procapite tra i più elevati della Regione e con realtà imprenditoriali attive e dinamiche. «La vera questione – spiega Ascani – è che le banche hanno allentato i legami col territorio. I centri direzionali ormai sono altrove, spesso nel nord Italia, e gli azionisti dei grandi gruppi perseguono solo la logica del profitto. Un tempo le banche erano legate a doppio filo con i territorio in cui sorgevano: avevano il compito primario di fare credito e di stringere rapporti con le imprese e le istituzioni per permettere la crescita delle comunità, che poi aveva effetti positivi per la banca stessa. Oggi – conclude Ascani – questo meccanismo è venuto meno». —

G.P.

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