Il dolore
Diritto allo studio negato, ora indagherà la magistratura
La famiglia della studentessa a cui è stato impedito l’ingresso al Paladini ha presentato un esposto alla procura chiedendo di accertare le responsabilità
LUCCA
Finisce in procura la vicenda della studentessa di 21 anni del liceo di scienze umane che ad oggi non è consentito esercitare il diritto allo studio frequentando la classe quinta del Paladini senza che le sia stata fornita alcuna legittima giustificazione. Per questo la ragazza, con il supporto dei suoi genitori residenti nella Piana, si è rivolta all’avvocato Nicola Barsotti. Da tre giorni la studentessa tenta invano di ritornare al suo banco.
Nelle tre pagine di denuncia presentate all’ufficio requirente, l’avvocato sottolinea come la ragazza abbia frequentato il liceo Paladini dall’anno 2013-14 sino al 2016-2017 quando venne rimandata in due materie. A settembre non superò l’esame di riparazione e venne respinta. A seguito della bocciatura il babbo della studentessa ebbe a scuola un acceso diverbio con l’insegnante di lettere. Un episodio che portò all’apertura di un procedimento penale pendente in tribunale a carico del genitore della ragazza. L’alunna si trasferì all’Esedra, recuperando l’anno perduto e frequentando quello successivo. Il 21 agosto 2018 si è reiscritta alla vecchia scuola compilando gli appositi moduli e pagando le tasse per l’anno scolastico 2018-19 che sarebbe iniziato lunedì.
Giovedì 13 settembre il genitore della studentessa riceveva una telefonata dalla scuola. Un’addetta riferisce che la figlia non può essere ammessa a scuola. Tutto senza fornire spiegazioni. A quel punto è la mamma della ragazza a chiamare la segreteria. Ma non riceve risposte esaustive. Venerdì 14, nonostante gli uffici chiusi, padre e madre della studentessa vanno al Provveditorato rappresentando l’accaduto. Il 17 settembre, la ragazza non va a scuola e i suoi genitori vengono ricevuti dal Provveditore. Viene convocato il vice preside del Paladini che riferisce l’origine: il contenzioso penale in corso tra il babbo della studentessa e l’insegnante di italiano. Il consiglio? Presentare una lettera di scuse alla preside firmata dalla studentessa che è maggiorenne.
Martedì 18 la studentessa chiamava la scuola per parlare con la preside che non è presente. Parlando con il vice preside otteneva un rinvio al giorno successivo. Mercoledì 19, sempre telefonicamente, il vice preside le dice di essere sommerso di lavoro e di non aver potuto chiarire la situazione con la preside. Giovedì 20 la ragazza e il padre vanno a scuola. Da una conversazione con il docente d’italiano, quello che ha un contenzioso con il padre, si ribadisce l’impossibilità di rientrare. A quel punto padre e figlia avvertono i carabinieri che dopo aver parlato con la preside riferiscono che il motivo del diniego è di carattere amministrativo. Venerdì la famiglia riceve una telefonata dalla segreteria con la quale viene comunicato il rimborso dell’intera somma versata per tasse scolastiche. —
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