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Lucca

la manifestazione 

“No” a una città violenta sulle note di “Bella Ciao”

Federica Scintu
“No” a una città violenta sulle note di “Bella Ciao”

Oltre un centinaio di persone in piazza San Giusto per un presidio organizzato in seguito alle recenti aggressioni. Tra i partecipanti anche il vescovo Castellani

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Lucca

Piazza San Giusto canta sulle note di “Bella Ciao” e ribadisce a gran voce il suo no alla violenza. Sulle scale del palazzo della Cassa di Risparmio, la presidente dell’Anpi Rosalba Ciucci, immancabile fazzoletto al collo, chiude il suo intervento, non a caso, intonando la canzone partigiana per poi lasciare la scena tra gli applausi dei presenti.

È questa la risposta della città di fronte alle ultime due aggressioni avvenute qualche giorno fa ai danni di un ragazzo di venticinque anni prima e di un gruppo di tre tifose dell’Arezzo poi. Una reazione pacifica, un presidio “de core” nato dall’esigenza di ritrovarsi tutti insieme per riaffermare quali siano i valori in cui Lucca vuole riconoscersi sottolineando il ruolo fondamentale che ha la memoria.

Un sit-in al quale hanno partecipato oltre un centinaio di persone: e tra queste c’è anche il vescovo Italo Castellani. Decide di non salire sul pulpito, ma è lì. «Come è noto io non sono un uomo di parte - dice - sono un uomo che ha scelto Gesù Cristo e sono qui perché auspico che le persone vivano nella pace come ha detto il Vangelo». Poi si gira e riprende ad ascoltare i vari interventi. Tra i partecipanti ci sono anche il consigliere regionale del Pd Stefano Baccelli, il vicesindaco Giovanni Lemucchi e numerosi assessori da Lucia Del Chiaro a Francesco Raspini ma anche il presidente del consiglio comunale Francesco Battistini e la vicepresidente Teresa Leone.

A dare inizio al presidio ci pensa l’assessora Ilaria Vietina, vestito rosso e fascia tricolore addosso, appena rientrata a Lucca dopo un incontro a Stazzema. «No alla guerra, no alla violenza, no al fascismo: questi sono i tre no che vogliamo ribadire - dice accorata - ricordare o dimenticare è una scelta politica e l’oblio oggi è una colpa. Bisogna saper riconoscere i segnali e rifiutare tutto quello che comporta mancanza di libertà». Nel suo intervento l’assessora fa riferimento anche alla legge del governo che ha modificato l’uso delle armi «e che ne facilita la diffusione senza che ci siano la responsabilità e l’obbligo di informare i propri conviventi del fatto che si posseggano». Anche questo, secondo Vietina, «è un segnale pericoloso che non va sottovalutato». Il discorso prosegue poi con il naturale riferimento ai brutti fatti di casa nostra. «Il nostro dire no oggi è innanzitutto la determinazione a riconoscere e condannare queste azioni - dice - chi prende in mano una catena, una spranga, chi si avvicina a una persona con intenzioni violente deve sapere che la città lo condanna». Tra gli applausi e i ringraziamenti a chi ha supportato l’iniziativa il megafono passa a Luciano Luciani, storico nato a Roma che vive in città da tempo. «Il fascismo si presenta sotto maschere diverse a seconda delle generazioni - dice - l’estrema destra nel nostro Paese è presente da 70 anni e questo è un dato con cui dobbiamo imparare a fare i conti». Poi è la volta di Marco Vignolo Gargini, dell’istituto storico della Resistenza che sceglie di leggere un articolo del professor universitario Alessandro Somma sul ritorno del fascismo e il rancore della classe media. La chiusura è lasciata all’ardore di Rosalba Ciucci che a nome dell’Anpi ribadisce quanto sia importante continuare a trasmettere i valori antifascisti.

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