Sicurezza
Il “Disco Rosso” ha chiuso i battenti, addio al paradiso dei bimbi
Lucca: terminata l'attività del negozio di giocattoli di via San Paolino, aperto fin da metà degli anni Cinquanta
LUCCA. I bambini di Lucca, per generazioni, hanno avuto una calamita che li attirava in via San Paolino. Una forza d’attrazione pari soltanto alla resistenza frapposta dai genitori, soprattutto nelle vicinanze del Natale. Perché il polo nord magnetico di questa bussola era un negozio di giocattoli anzi, per molti, “il” negozio di giocattoli. È il Disco Rosso, a due passi da piazza dei Malcontenti: richiamo all’umore dei padri che si vedevano svuotato il portafoglio dopo la visita al paradiso in terra dei figli. Tutto questo fino a sabato scorso, quando il Disco Rosso ha definitivamente chiuso i battenti.
Un destino annunciato, negli ultimi mesi, dai cartelli “vendesi” e “affittasi” e da quelli della svendita di liquidazione. Ma non per questo meno dolorosa per chi fra quegli scaffali ha vissuto un pezzo della sua infanzia e giovinezza.
È stata un’avventura durata oltre sessant’anni senza mai tirare il fiato, senza mai vedere altri articoli nei suoi scaffali - diversamente da quanto accaduto all’altro storico giocattolaio, il “48” di via Cenami da poco riaperto ma dopo una lunga pausa.
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Ad aprire furono marito e moglie, Sergio e Lisa Di Martello, nel 1956: prima possedevano un bar, non avevano figli, ma con i bambini erano bravissimi. Da lì a pochissimo sarebbe scoppiato il boom economico. Che a Lucca ha avuto una protagonista importnate, la Manifattura Tabacchi. Cosa c’entra? C’entra, perché proprio le sigaraie che uscivano dal portone di via Vittorio Emanuele, inforcavano la bici, percorrevano via del Crocifisso e giravano a destra in via San Paolino, proprio loro - dicevamo - erano fra le migliori clienti. Quasi un rito, specie sotto le feste, comprare la macchinina o la bambola per i propri figli, in un Paese che per la prima volta vedeva arrivare qualche soldo in tasca a una grande fetta di popolazione.
La storia del Disco Rosso è proseguita per decenni, superando anche un fallimento nel 1982 e cambiando diversi proprietari. Il tentativo è stato quello di tenersi agggiornati con le mode del momento: è stato proprio in queste vetrine, ad esempio, che i bambini degli anni Ottanta hanno ammirato i primi robot giapponesi, protagonisti dei cartoni animati che vedevano il pomeriggio in tv. E qui, qualche anno dopo, si potevano trovare i primi manuali di giochi di ruolo, poi diventati fenomeno se non di massa non più di nicchia anche grazie a Lucca Comics.
L’ultimo proprietario è stato Roberto Giorli, che conferma la chiusura e si richiama, per i motivi, a quando già dichiarato al Tirreno: in primis, la grande concorrenza delle catene di negozi che, talvolta, fanno capo agli stessi produttori e possono così operare sconti anche del 30%. Il Disco rosso ha resistito, contando sulla competenza di chi vi lavorava e sulla possibilità di trovarvi oggetti al di fuori della grande distribuzione, Una storia che, purtroppo, ora è terminata. —
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