La manifestazione
Aggressione in centro, il racconto di una testimone
Parla una ragazza che era col 25enne pestato in via dei Borghi: «Vergogna per la nostra città»
LUCCA
«Vergogna per la violenza, vergogna per l'essere umano, vergogna per la nostra città». Sono queste le parole con cui un’amica del 25enne picchiato sabato notte in via dei Borghi chiude un post su Facebook, nel quale ripercorre l’accaduto, essendo stata testimone oculare dei fatti. «Voglio scrivere due parole su quello che è successo a me e al ragazzo picchiato l'altra notte. Di tutte le cose che esistono terribili nessuna è più terribile dell'uomo. Non voglio parlare né per Gabriele, né per qualche schieramento politico. Parlo per me, che ho assistito e sono stata coinvolta in una ingiustificata aggressione la notte tra sabato 15 e domenica 16 in via dei Borghi. È assurdo che un ragazzo in compagnia di una ragazza sia stato malmenato, senza apparenti ragioni e dopo aver ignorato le varie provocazioni e offese, da parte di un animale con sembianze umane, riportando a casa lesioni gravi quali la rottura della mandibola. Ci tengo a far emergere che la persona che ci ha aggrediti era in compagnia di altre 2-3 persone e che la polizia, che era stata chiamata da alcuni residenti di via dei Borghi alle 3.08 si è palesata ben un'ora e mezzo dopo la chiamata. Mi chiedo in quale parte, o non parte, di un essere umano nasca la voglia, il bisogno di fare queste cose. Si sta parlando di guerra tra bande? Mi chiedo se sia possibile che nel 2018 gli individui e i vari gruppi sociali, politici e quant'altro non riescano a coesistere nella stessa città. Io non ci credo! È surreale, incivile, barbaro».
«Io – conclude la giovane – non ricorderò il futile "motivo" (come scrivono i giornali), politico o di qualsiasi natura esso sia, per cui c'è stata l'aggressione. Non ricorderò se eravamo vestiti diversamente o se qualcuno aveva la barba e qualcuno no. Ricorderò quella cattiveria, quel veleno, quell'arroganza, quegli occhi e quella voglia di fare male, di fare ancora più male. Ricorderò le parole che sono state dette, il contatto, le spinte, i cazzotti, le espressioni dei visi, le mie urla, la mia rabbia mescolata al disgusto». E conclude con il trittico della vergogna: «Vergogna per la violenza, vergogna per l'essere umano, vergogna per la nostra città».
Nella giornata di ieri il Tirreno ha provato nuovamente a contattare il 25enne pestato per cercare di far emergere, attraverso il suo racconto, la gravità di quanto accaduto. Un fatto, quello di sabato, tutt’altro che isolato: sempre più spesso nei luoghi di ritrovo dei giovani, i ragazzi che frequentano gli ambienti della sinistra o sono attivi nella società civile, vengono apostrofati, provocati, minacciati o perfino picchiati da persone violente e facinorose. Il pretesto è sempre diverso: l’abbigliamento, il modo di fare, uno sguardo male interpretato. Ma il pretesto, questi personaggi, lo trovano sempre. Far passare tali aggressioni per “scaramucce tra giovani” è una semplificazione che una città con la storia e la cultura di Lucca non può accettare. —
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