Il Tirreno

Lucca

la vicenda giudiziaria 

Flory Cart in autofallimento «per salvare i creditori»

Flory Cart in autofallimento «per salvare i creditori»

In un memoriale, il titolare racconta l’odissea  dopo l’omologa al concordato  e l’assoluzione dall’accusa  di bancarotta fraudolenta 

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CAPANNORI

Dopo oltre cinque anni di battaglie legali e un concordato già omologato (con salvaguardia di tutti i posti di lavoro) Flory Cart srl «con profonda amarezza ha ritenuto opportuno presentare istanza di fallimento in proprio al tribunale di Lucca, al solo scopo di non pregiudicare ulteriormente le ragioni dei creditori. Gli stessi creditori che avevano votato a favore del concordato e che vedono oggi l’avvio di un’ulteriore lunga procedura per il recupero di cifre sensibilmente inferiori a quelle garantite dal concordato stesso», spiega Simone Ghilarducci, titolare con la sorella della cartiera di Tassignano, fondata da loro padre nel 1972.

Dietro alla decisione di Ghilarducci, una vicenda giudiziaria iniziata il 13 luglio 2013, data a cui risale la richiesta di concordato da parte della proprietà. «Dopo una serie di rinvii - spiega ancora in una sorta di memoriale - il 18 aprile 2014 si svolse l’adunanza dei creditori: alla votazione la procedura di concordato ottiene ampia maggioranza di voti favorevoli, ben superiore al 50% richiesto per legge. Così il 9 giugno 2015 il tribunale di Lucca omologa il concordato».

«Due creditori che avevano votato a sfavore - prosegue (Hb Transport e Cartiera Giusta, ndr) - si oppongono all’omologa e propongono un ricorso in appello, facendo riferimento a presunta bancarotta fraudolenta da parte degli amministratori, già assolti da tale reato con sentenza passata in giudicato» (Ghilarducci ha patteggiato un anno e quattro mesi, coi benefici di legge, per tenuta irregolare di scritture contabili obbligatorie).

«La Corte di Appello di Firenze, contro ogni previsione, revoca l’omologa del concordato - conclude Ghilarducci -. Doveroso il ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo respinge». Da qui l’ultima risoluzione di Ghilarducci, che ha ricominciato da zero con una nuova azienda e con i dipendenti della ditta precedente, ormai «scatola vuota - spiega -. Non mi resta che l’autofallimento. Dopo queste vicende giudiziarie, i creditori, per via delle spese legali sostenute, potranno recuperare meno soldi e più tardi. Senza il ricordo all’omologa ne avrebbero recuperati di più e più velocemente». —

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