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Sciopero nei punti vendita di Unicoop Tirreno in Valle

Sciopero nei punti vendita di Unicoop Tirreno in Valle

A Fornoli e Pieve Fosciana stato di agitazione per una trentina di lavoratori L’azienda vuole disapplicare gli accordi integrativi, sindacati sul piede di guerra

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BAGNI DI LUCCA

Nuove nubi nere si addensano sui due punti vendita di Unicoop Tirreno in Valle del Serchio: i negozi rimasti (cioè Fornoli e Pieve Fosciana dopo la chiusura di quello di Barga) con i loro trenta lavoratori sono in stato di agitazione e stanno preparando uno sciopero per la fine del mese di settembre.

«L’azienda - spiegano Giovanni Sgrò e Massimiliano Bindocci della Uiltucs - sa predicare come unica via d’uscita dalle paludi, dove si è infilata con anni di pessima gestione e di investimenti sbagliati, solo il verbo del taglio del costo del lavoro e nei negozi pratica in modo spinto il precariato, le logiche divisive, gli atteggiamenti arroganti allontanando di fatto i lavoratori dal sindacato e facendo di tutto per rendere le logiche del personale individuali e mai collettive. A questo si aggiunge una gestione della crisi con cui ha dichiarato all’incontro del 5 settembre di voler uscire facendo pagare il conto a chi lavora».

Nei punti vendita, spiegano ancora i due sindacalisti, «riusciamo a fare solo qualche incontro, ma raramente agli impegni seguono i fatti. Adesso l’azienda propone di tagliare tutte le conquiste della contrattazione integrativa, facendo pagare ancora a chi lavora la cattiva gestione. La risposta è no, e immediata è stata la dichiarazione di stato di agitazione, adesso è stato dichiarato sciopero per il 26 settembre. Temiamo pressioni anomale, ma le denunceremo. I lavoratori Coop del Tirreno in alcuni casi hanno addirittura paura, e pensare che una volta questa Coop si chiamava “la proletaria”. Il 26 settembre è uno sciopero importante dall’esito dipenderà come sarà affrontata la crisi di Unicoop se la affronteremo in modo condiviso o su scelta aziendale facendo pagare il conto - come spesso accade - a chi lavora. Dunque invitiamo la clientela a essere solidale e comprendere i disagi, già nei prossimi giorni inizieranno le assemblee».

Secondo le segreterie federali di Cgil, Cisl e Uil, «è palese che la dirigenza di Unicoop Tirreno intende intervenire duramente sia sul perimetro occupazionale che contrattuale. La conseguenza è inaccettabile, sarebbero ancora una volta le lavoratrici e i lavoratori a pagare il prezzo di una crisi della cooperativa di cui non hanno alcuna responsabilità. Il piano industriale della cooperativa si pone quindi quale principale obiettivo quello di ridurre il salario, peggiorare le condizioni di lavoro e abbandonare parte dei lavoratori: una prospettiva inaccettabile. Qualora l’impresa avesse la necessità di rivedere gli accordi esistenti la disponibilità al confronto, che non abbiamo mai negato, non potrà che poggiare sulla salvaguardia del perimetro occupazionale e sulla piena applicazione degli accordi in essere, fino a nuovo accordo». —

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