Il sogno di Tommaso: «Girare in città il mio lungometraggio d’esordio»
Il giovane regista sta lavorando sulla sceneggiatura del film che racconta una storia estiva e la maturazione di un ragazzo «Questa è la mia casa. Gli altri posti dove ho vissuto erano sempre mentalmente a tempo. Ma è necessario spostarsi»
IL PERSONAGGIO
flavia piccinni
Aveva quattordici anni, Tommaso Landucci. Con un gruppo di amici usava Lucca come set, per girare «piccoli video e pubblicità progresso. Piccole storielle di 30/40 secondi che, seppur acerbe e alle volte retoriche, ci divertivano molto nel tentativo di imitare una troupe professionale».
Poi arriva il primo cortometraggio, Salim. «Ricordo che con il mio amico Ermanno riuscimmo a convincere la Curia di Lucca a farci girare all’interno di San Frediano di notte. Trovarsi nella navata della chiesa a mezzanotte, così come salire sul campanile solitamente chiuso, è stata una grande emozione. Una cosa bella del cinema è che mi ha sempre portato a visitare luoghi altrimenti inaccessibili e a studiare argomenti che probabilmente non avrei mai conosciuto o ipotizzato di approfondire». Parla così – come un bambino e come un adulto, insieme, quasi l’età fosse qualcosa di approssimativo e le esperienze legate non al tempo, ma all’ambizione – questo giovane regista lucchese, romano e milanese d’adozione al medesimo tempo, decisamente motivato e intraprendente.
«Sono figlio – prosegue - di insegvanti di matematica e fisica e mi sono diplomato al Liceo Vallisneri. Data una certa predisposizione per le materie scientifiche, mi sono iscritto a ingegneria biomedica dell’Università di Pisa. Dopo poco meno di un anno ho deciso di abbandonare per studiare regia cinematografica». Landucci prova a entrare al Centro Sperimentale. Arriva primo fra gli esclusi. Non si perde d’animo. Ritenta. Finalmente entra. Prende parte al corso di regia sotto la direzione di Daniele Luchetti. «Il Centro Sperimentale – racconta - è stato molto importante per la mia formazione, ma considero fondamentale anche il successivo lavoro come assistente personale del regista Luca Guadagnino durato per circa un anno e mezzo a partire dalle riprese del film “A Bigger Splash” con Tilda Swinton e Ralph Fiennes. Lavorare a fianco di Guadagnino ed essere esposto a un’idea di cinema internazionale è stata davvero un’enorme ricchezza».
Un filo diretto, dicevamo, che si traduce in ispirazione. Dopo il già citato Salim, vincitore del Religion Today (Festival ufficiale dello stato Vaticano), sempre in provincia – in Garfagnana, per la precisione - Landucci gira “Bloodhound”, il saggio di Diploma del Centro Sperimentale, poi presentato al Festival del Cinema di Venezia nella sezione “I LOVE G.A.I.” (Giovani Autori Italiani).
«Vorrei – continua - che Lucca fosse l’ambientazione del mio film d’esordio. Considerato l’intento di realizzare un film romantico, credo che la bellezza estetica della città sarebbe lo sfondo ideale. La storia contiene infatti un’importante liaison d’amore, passeggera si, ma sconvolgente e nostalgica come solo gli amori estivi sanno essere». Il progetto, scritto insieme con lo sceneggiatore italo-tedesco Damiano Femfert, è un “romanzo di formazione”, un film sulle generazioni prossime all’età adulta. «Parla – rivela Landucci - di un cadetto dell’Accademia Militare che trascorre una vacanza a casa di un commilitone. Qui vivrà un’estate all’insegna della libertà, arrivando a mettere in discussione le proprie certezze, contrapponendo alla sicura carriera militare un futuro più rischioso, ma probabilmente più vicino alle sue reali passioni. Il tema è quello dell’importanza della libertà di agire e del valore del rischio: sono fermamente convinto che restare all’interno di situazioni controllate porti esclusivamente risultati mediocri. Avere le spalle coperte non è un vantaggio come si potrebbe erroneamente pensare. Al contrario, solo rischiando un completo fallimento, si può ottenere una grande vittoria».
Attualmente Landucci sta girando un documentario intitolato “L’uomo delle caverne”, ambientato fra Firenze e la Val Serenaia. Racconta la storia di uno scultore che nel 1991 ha realizzato una statua di 4 metri di grandezza sul fondo di una grotta sulle Alpi Apuane, a 700 metri di profondità. «Ho avuto molta fortuna su questo progetto perché è prodotto dalla DocLab di Marco Visalbeghi, già produttore di “Sacro Gra”, documentario Leone D’Oro a Venezia. Non ho non ho mai realizzato prima un documentario e avere alla spalle l’esperienza di Visalberghi e del suo team mi sta davvero aiutando molto. Inoltre sto lavorando su una sceneggiatura a quattro mani con la scrittrice Michela Murgia. Il progetto è ancora in una fase embrionale, ma sta procedendo ad un ritmo velocissimo. Michela è una persona di rara intelligenza emotiva e un vulcano di idee».
Il filo diretto con Lucca però resta totale. Ed è ricordo, ed è: ciak! Riaffiora numerosamente nel corso della conversazione, come un pensiero bello, da accarezzare. «L’ultimo ricordo – precisa Landucci - è legato ad un cortometraggio anch’esso girato a Lucca. È stato un esercizio di stile pensato per uno studio delle atmosfere e dei personaggi di un lungometraggio intitolato “I Levitanti” e prodotto dalla Mood Film di Tommaso Arrighi, anche lui lucchese e diplomato al Centro Sperimentale, ma in produzione». A dimostrazione che i lucchesi fanno rete sì, e ancora di più fuori dal cerchio delle Mura. «Adoro la nostra città. Per me casa è sempre stata Lucca. Le altre città in cui ho vissuto erano mentalmente a tempo. Lucca ha un bagaglio storico invidiabile ed è esteticamente bellissima. Per quanto io possa star bene qui, è però fondamentale spostarsi, muoversi e vedere realtà diverse. Lucca in questo senso può far tendere all’immobilismo. Una campana di vetro che, se non si sta attenti, porta a considerare come veri problemi cose che non lo sono affatto». Per esempio? «L’altezza dell’erba del campo balilla prima e dopo un evento culturale». Oppure? «Pensare che l’accrescimento del valore estetico della città debba compiersi solo attraverso la conservazione dei monumenti del passato e non con la realizzazione di sperimentazioni moderne». —
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