Gioco
Scatti folli e baci nel vuoto, così i turisti sfidano le mura
C’è chi non resiste al fascino di una foto suggestiva e sale sull’orlo dei baluardi e chi invece sfreccia in bici a tutta velocità, facendo lo slalom tra donne e bambini
LUCCA. Saranno una ventina. I bermuda scoprono una sfilza di polpacci color latte. I volti pallidi sono segnati di rosso dal sole. Fotocamera al collo, espressione estasiata e tra le mani il manubrio della bici. Un esercito di turisti del nord Europa, con ogni probabilità tedeschi, sfreccia sulle mura da un baluardo all’altro. Si fermano ogni 20-40 metri e ascoltano la guida che spiega loro la storia della città, degli angoli che mano a mano si presentano davanti ai loro occhi. Pedalano a una discreta velocità, occupando tutta la superficie pedonale. Sfiorano passanti, si sorpassano per scherzo, ridono. Non lo sanno, o forse sì, ma non gli importa, che rappresentano un pericolo per chiunque incroci il loro giro turistico sui pedali.
Primo pomeriggio. Centro storico, naturalmente. Un giro sulle mura. Osservando i turisti. I loro comportamenti. Il 21 agosto scorso un bambino francese di 6 anni è caduto nella cannoniera, lo spazio adiacente al baluardo San Regolo, riportando diversi traumi e fratture. Così come il padre, che nel tentativo di raggiungerlo ha fatto un salto nel vuoto che lo ha consegnato direttamente all’ospedale San Luca. La sfortuna, quando ci mette lo zampino, è incontrastabile. Ma la prudenza, molto spesso, è un ottimo rimedio per evitare episodi spiacevoli. E allora, ai due fidanzatini che sull’orlo del baluardo Santa Maria si scambiano baci appassionati coi piedi che penzolano nel vuoto, andrebbe ricordato che l’amore è ancora più bello, senza braccia e gambe ingessate. Ci sono le panchine, più comode e, soprattutto, più sicure. Ma il “ciglio” delle mura ha un’ascendenza particolare sugli stranieri.
La scena è sempre la solita, e l’emblema sta tutto nell’atteggiamento di una giovane turista biondissima. Prima scruta il verde al di sotto delle mura senza avvicinarsi alla fine di queste, poi avanza qualche passo e tira fuori il telefono. Scatta, osserva il risultato. Non è soddisfatta. Serve qualcosa di meglio da far vedere ad amici e parenti. Bisogna fare di più. Un piede, poi l’altro e in un attimo è a due passi da uno strapiombo di chissà quante decine di metri. Ma c’è il nastro a impedirle di andare ancora avanti, e quindi indietreggia. Per fortuna. Altre due coppie, nel frattempo, amoreggiano quasi sospese nel nulla. Una di queste, addirittura, ha la schiena orientata verso il precipizio.
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Ma non è tutta colpa dei turisti. Anche i lucchesi giocano un ruolo di spicco nell’innalzamento dei pericoli sulle mura. In sella alla bici conoscono perfettamente il percorso, e viaggiano a gran velocità. Ma i francesi, tedeschi o inglesi che, sui loro risciò, li vedono sfrecciare da lontano vanno nel panico. E così la famigliola anglosassone accosta di botto, andando a sfiorare una ragazza che sta correndo con le cuffie alle orecchie, e che quindi non sente i rumori attorno a lei, neppure lo sgangherato “attenzione”, in un italiano improvvisato, pronunciato dai conducenti del risciò. Gli incidenti sulle mura ci saranno sempre. Come sulle strade. Ma saranno sempre meno se, sulle mura, cambieranno i comportamenti dei frequentatori. I baci nel vuoto, le corse in bici, le foto artistiche sull’orlo del baluardo. Pericoli evitabili. Più attenzione. Le mura sono belle, ma non vanno sfidate.
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