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Lucca, una saldatura difettosa avrebbe causato la tragedia della Luminara

Luca Tronchetti
Il luogo dell'incidente in via Veneto
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Il luogo dell'incidente in via Veneto

A un anno dall’incidente che costò la vita a due operai è stata depositata la consulenza tecnica. Scoperta una targa per ricordare le due vittime

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LUCCA. Fu una saldatura difettosa a causare il cedimento strutturale del braccio meccanico della piattaforma elevatrice modelli Eagle marca «Oil & Steel». Una saldatura non conforme, tale da indebolire il materiale nella zona al piede dell’attaccatura e capace di causare la frattura che spezzò il braccio meccanico e fece precipitare la navicella con all’interno i due operai lucchesi.

A un anno di distanza dalla tragica fine di Eugenio Viviani e Antonio Pellegrini, gli operai di 54 e 61 anni della Cooperativa Agricola Morelli morti dopo essere precipitati da un’altezza di 10 metri mentre stavano montando i portalumini per la processione di Santa Croce, il collegio dei tecnici incaricati dalla procura di analizzare i reperti e l’origine della frattura identificata come causa dello spezzamento in due tronconi del braccio della piattaforma, ha depositato all’ufficio requirente una corposa consulenza (circa 500 pagine in gran parte corredate da foto e disegni esplicativi).

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«In questo giorno di questa triste ricorrenza voglio tranquillizzare i familiari delle vittime sul lavoro svolto per l’accertamento della verità. - dice il procuratore Pietro Suchan, contitolare dell’inchiesta assieme al sostituto Elena Leone - Siamo al 95% delle verifiche necessarie e adesso servono alcuni approfondimenti su aspetti non essenziali, ma rilevanti per evitare lacune in un’indagine svolta con la massima professionalità e il massimo scrupolo. Questo ultimo passaggio per affinare alcuni aspetti della vicenda sarà eseguito in tempi rapidi dallo stesso collegio di esperti (gli ingegner Renzo Capitani e Fabrizio D’Errico e il professor Costantino Balboni) con la collaborazione dell’Asl e della polizia giudiziaria».

Per i consulenti dell’accusa il processo della saldatura del braccio meccanico della piattaforma elevatrice, che doveva essere controllato dall’azienda costruttrice, la ditta «Oil & Steel» di San Cesario sul Panaro, non venne tenuto sotto adeguata sorveglianza. In pratica non erano state definite le modalità di esecuzione della saldatura relativa ai profili con cui era stato realizzato lo scatolato del braccio oggetto di rottura, i supporti della canalina passacavi, le piastre di rinforzo in corrispondenza delle cerniere che collegano l’elemento fisso del braccio ai pistoni idraulici.

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E soprattutto non erano stati definitivi i documenti necessari per qualificare l’azienda che realizza le saldature e che contengono i campi di validità entro i quali la ditta realizza le medesime. «La qualità delle saldature esaminate - si legge nella relazione dei consulenti - non risulta conforme a quanto prescritto dalla norma».

E lo stato deformativo sviluppato nell’area di innesco della cricca indica che la struttura non era rispondente ai requisiti di resistenza meccanica previsti. Il materiale utilizzato (acciaio) invece era rispondente alle caratteristiche meccaniche e il cestello utilizzato ed eventuali sovraccarichi da esso subiti non avrebbero attinenza con i fenomeni di danneggiamento che hanno prodotto il cedimento del braccio. È emerso quindi che l’urto della piattaforma non ha avuto influenza sulla progressione della cricca che ha causato nel tempo la rottura del braccio. Le analisi sui reperti e la tipologia di rottura hanno individuato almeno altre due cricche localizzate ai piedi di due saldature. «Cricche che - si legge - evidenziano uno stato di degrado complessivo della struttura prodotto da saldature viziate da difetti vistosi».

Sabato 1° settembre alle 12,30 a palazzo Pretorio nel punto in cui un anno fa accadde l’incidente le autorità hanno scoperto una targa intitolata ai due operai morti.

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