Il Tirreno

Lucca

Canto d’Arco, dove Gentucca incontrò Dante

Luca Cinotti
Canto d’Arco, dove Gentucca incontrò Dante

Punto di incrocio fra il cardo e il decumano in epoca romana, a poche decine di metri dal Foro, è lo snodo che introduce in via Fillungo 

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Non basta una targa per fare di un luogo di una città un posto davvero vissuto. Ma, qualche volta, non serve nemmeno questa targa: ci sono posti che non sono battezzati dalla toponomastica, ma che si vedono appiccicato un nome che si tramanda di generazione in generazione, fino ad entrare nel sentito comune di una città. A Lucca, probabilmente, il caso di scuola è quello di Canto d’Arco. Un nome che non è in alcun documento ufficiale, ma che da secoli indica l’incrocio fra via Roma, via Santa Croce, via Fillungo e via Cenami. Un quadrivio più che storico, visto che era il punto di incrocio fra il cardo e il decumano in epoca romana, a poche decine di metri dal Foro.

Luogo d’incontro per generazioni di lucchesi, luogo che oggi vede decine di turisti chini sullo smartphone o sulla più classica mappa cartacea per capire da che parte andare. Basta sedersi su una delle panchine in pietra di palazzo Cenami e si può esser sicuri di veder passare, nel giro di poco, più di un conoscente.

Canto d’Arco è un posto talmente importante, talmente conosciuto, che anche se non ha una denominazione ufficiale gli studiosi sono praticamente concordi sull’origine del nome. Proprio in questa zona, infatti, avrebbe avuto una torre la famiglia Falabrina. La stessa che, come abbiamo raccontato poche settimane fa, ha dato il nome alla stessa via Fillungo, come derivazione del castello di Fillongo, in Garfagnana. Ora, proprio alla fine della strada la famiglia aveva innalzato questa torre, con tanto di arco che avrebbe dato il nome all’incrocio. Questa è la versione data da alcuni importanti studiosi, a partire da Isa Belli Barsali. Esiste anche un’altra versione, seppur assai minoritaria (ad esempio è riportata da Francesco Baroni nella “Guida del Forestiero per la città e il contado di Lucca”); l’arco in questione sarebbe stato quello eretto in onore di Ottone I, primo “sacro romano imperatore”, che da Lucca sarebbe passato il 13 marzo 962 di ritorno da Roma.

La storia e le storie si intrecciano nei pochi metri quadri di Canto d’arco. E non si può fare almeno un riferimento al sommo Dante. Nella divina Commedia, infatti, il poeta racconta di aver incontrato durante il viaggio nel Purgatorio Bonagiunta Orbicciani, il quale mormorava un nome, “Gentucca”. Interrogato, Bonagiunta aveva spiegato che così si chiamava una donna, nata da poco, che proprio a Lucca avrebbe ospitato Dante durante il suo esilio da Firenze. Cosa c’entra in tutto questo Canto d’Arco? La tradizione accumulata nei secoli ha voluto che l’incontro fra Dante e Gentucca sia avvenuto proprio in Canto d’Arco: nell’Archivio di Stato è anche conservato un acquarello del pittore Vincenzo Barsotti che “fotografa” per l’appunto questo momento. Un’immagine che, in passato, è stata anche utilizzata per realizzare cartoline turistiche di Lucca. —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa