Il Tirreno

Lucca

Le sale di posa del fotografo Cortopassi oggi si usano anche come camere di B&B

Barbara Antoni
Le sale di posa del fotografo Cortopassi oggi si usano anche come camere di B&B

L’esperimento di Giuseppe Simone Bertolucci, che nel 1994 ha rilevato lo storico studio in via Fatinelli. «Questo per me è un anno zero»

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LUCCA.  Il ricordo più vivido che ha di Ettore Cortopassi è racchiuso in una targhetta di ferro laccata di bianco con una scritta: “vietato introdurre biciclette”. Una targhetta piccola, si tiene in una mano; per Giuseppe Simone Bertolucci, cinquant’anni, lucchese, fotografo e artista, è un oggetto prezioso, che lo riporta all’infanzia e agli inizi della passione per la fotografia. «Mio nonno Carlo Tolomei era il proprietario del palazzo in piazza San Quirico, angolo via Fatinelli in cui Ettore abitava e lavorava, dove aveva gli studi di posa e le stanze per sviluppare le foto - racconta -. Nel palazzo abitavano altre persone: spesso lasciavano le biciclette nell’ingresso, che poi era anche l’entrata dello studio. E lui quelle biciclette non le voleva lì, urlava e le gettava via. Si arrabbiava tantissimo in quei momenti. Poi mise questa targhetta. Credo di essermi appassionato di fotografia allora, quando venivo qui bambino. È stato un processo inconsapevole inizialmente».

Di Cortopassi, il maggiore fotografo lucchese, morto a 94 anni nel 1989, di cui l’archivio comunale conserva circa 220.000 immagini, rimane ancora molto nel palazzo in cui ha lavorato e abitato. Ci sono le stanze di posa con stupende lampade Bauhaus originali, c’è il banco ottico, il termometro da camera oscura dell’Agfa, il torchio per pressare le foto appena stampate e tantissimi altri oggetti e strumenti di lavoro: oggetti dei quali oggi turisti di ogni angolo del mondo possono godere la compagnia, con cui possono convivere per il tempo del soggiorno a Lucca.

Da un anno a questa parte infatti, per Palazzo Tolomei è partito un esperimento: adibire alcune stanze – le vere stanze di posa – a bed & breakfast, si chiama “La casa del fotografo”. Un’idea che Giuseppe Bertolucci ha maturato col tempo. L’esperimento è partito con due camere, le due stanze di posa al piano terra; ma i lavori sono in corso ai piani superiori per ricavarne altre tre.

«Avere cinquant’anni è un nuovo anno zero per me – racconta Bertolucci, di formazione biologo che poi si è dedicato completamente alla fotografia -. Ho pensato che fare due passi indietro oggi, significasse fare in realtà un passo avanti. Nella fotografia, ho deciso di tornare all’analogico e ho deciso di dare il via a questo esperimento di attività ricettiva. A Pasqua del 2019 dovremmo essere pronti con le altre camere ai piani superiori, ricavate in una sala di posa e due di sviluppo. Avvierò, nel B&B, anche incontri e percorsi tra cibo e fotografia, legati alle sensazioni, luci e odori della camera oscura in parallelo al gusto. Credo che fotografia e accoglienza turistica siano due mercati saturi: si emerge solo con la qualità e la passione».

La reazione degli ospiti che hanno alloggiato finora nelle sale di posa trasformate in camere (sala anni ’30 e sala limbo, il fondale bianco senza fine) sono state differenti, continua. «Molti se ne sono innamorati, ne hanno scritto benissimo. Chi cerca le tradizionali comodità, o non ha capito il senso di questo luogo, chi non cerca il bello, forse non lo ha apprezzato. Non c’è tv, per principio, ma il wi-fi sì», spiega. Bertolucci, fotografo di moda e di matrimoni, pluripremiato in Europa, conduce lo studio Cortopassi dal 1994, «quando lo rilevai da Luciano Ceccotti, l’aiutante di Cortopassi, che glielo aveva lasciato in eredità. Per alcuni anni Luciano ha lavorato con me, mi ha insegnato a fare riproduzione fotografiche nelle chiese». Il B&B, tiene a precisare, «è un “gioco estivo”, anche perché dopo settembre si vedono pochi turisti. La mia attività e quella di questo palazzo rimane per il 90% la fotografia». —


 

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