Il Tirreno

Lucca

Una tragedia sfiorata che ha fatto scuola

Gabriele Noli
 Una tragedia sfiorata che ha fatto scuola

A inizio agosto 8 turisti vennero salvati dalla piena del torrente all’Orrido di Botri. Come operano Sast e carabinieri forestali

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bagni di lucca

Il nubifragio, inaspettato e violento. Il torrente in piena che nel giro di pochi minuti travolge tutto e tutti. Si conteranno dieci vittime nelle Gole del Raganello, in Calabria. Episodio che fa riavvolgere il nastro della memoria al pomeriggio del 2 agosto, quando all’Orrido di Botri, due gruppi di escursionisti - otto persone in tutto - furono sorpresi dalle acque ingrossate del Rio Pelago, colpa pure in quel caso di un temporale improvviso. Quattro di loro rimasero bloccati sullo sperone di una roccia, impossibilitati a muoversi. Per portarli in salvo si rese necessario l’intervento dell’elisoccorso Pegaso. Gli altri quattro vennero recuperati dai carabinieri forestali e dagli operatori del Soccorso Alpino e Speleologico Toscano. Storie simili, tranne il loro epilogo: in una la tragedia si è riusciti ad evitarla, nell’altra, no.

«Quel giorno in un ora cadde la quantità di pioggia di una settimana. E l’acqua raggiunse addirittura i fianchi degli escursionisti bloccati, quando abitualmente, invece, non va sopra le caviglie» spiega Guglielmo Cecchi, delegato alpino del Sast. Un evento eccezionale («mai accaduto qualcosa simile negli ultimi trent’anni») dovuto «ad una massiccia concentrazione di pioggia sul Monte Giovo» origine della piena del Rio Pelago.

Il rischio zero per questo genere di fenomeni non esiste. Nel periodo della stagione turistica - da giugno a settembre - si attuano però dei sistemi di prevenzione per evitare (provarci, almeno) che gli escursionisti si (ri)trovino in situazioni di pericolo. Serio, talvolta. «Quando scatta l’allerta meteo, non viene automaticamente impedito ai visitatori di accedere all’Orrido di Botri (al massimo 300 al giorno e 200 in contemporanea, dal 1° giugno scorso), facoltà di cui possono invece riservarsi i carabinieri forestali - che monitorano l’ingresso nel canyon a Ponte a Gaio - potendo avvalersi delle informazioni (e previsioni) sul meteo fornite dal consorzio Lamma e di altri strumenti come il monitoraggio idropluviometrico, consultabile accedendo al sito dell’Autorità di Bacino del Serchio), utile per controllare quanta pioggia è caduta in una determinata zona.

Diversi incidenti - nessuno di gravissima entità - si sono verificati di recente all’Orrido di Botri. Che è caratterizzato da ripidissime pareti scavate in profondità «alte sino a 200 metri», conformazione simile alle gole del Raganello, dove però «non c’è un controllo diretto sulla sicurezza. Chiunque può accedere liberamente». Fattore che ha inciso sull’epilogo diverso di storie simili. —



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