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Casa di piacere o miracolo della fede? Lo strano giallo di vicolo della Felicità

Luca Cinotti
Casa di piacere o miracolo della fede? Lo strano giallo di vicolo della Felicità

Lucca: non ci sono versioni univoche sull’intitolazione del passaggio nascosto fra la chiesa di Sant’Anastasio e la Torre Guinigi

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LUCCA. È una delle foto della nostra città che periodicamente ritornano sui social network. Non le Mura, non l’Anfiteatro, non la chiesa di San Michele. Ma la targa di una via - anzi di un vicolo. Il “vicolo della felicità”, qualche decina di metri con una particolare forma a “T” stretti tra il Boccherini e l’ingresso della Torre Guinigi.

Un pertugio dal quale in pochi, pochissimi passano, che siano residenti o turisti. Perché, di fatto, non è una scorciatoia ne ospita attività particolari. E, anzi, è probabile che se fermate un lucchese e gli chiedete a bruciapelo di indicarvi dov’è faccia fatica a segnarlo su una mappa.

Eppure, per quel nome così evocativo, il vicolo della felicità è adattissimo alla condivisione su Facebook, con accompagnamento di frasi più o meno banali e zuccherine sul tema in questione. In pochi si chiedono l’origine del nome di questa strada. E, a dirla tutta, non è che ci sia una concordanza su questo punto. Difficile trovare una traccia anche nei libri che raccontano la nostra città. Ad esempio anche Umberto Nicolai nel suo “Le vie di Lucca” non ne fa menzione. E allora restano quelle che si possono chiamare leggende, più o meno metropolitane.

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La prima è quella più salace, e anche più presente all’interno dei conciliaboli e nei colpi di gomito dei lucchesi che ne parlano. Si dice, infatti, che proprio in vicolo della felicità si trovasse uno dei bordelli del centro storico, ben prima della cancellazione delle case chiuse da parte delle legge Merlin nel 1958. Non che attività di questo tipo scarseggiassero a Lucca: una, l’ultima a chiuder e, si trovava in via della dogana, tra piazza del Giglio, via del Molinetto e corso Garibaldi. Un altro era in via delle Stufa, tra il carcere di San Giorgio e piazza Sant’Agostino. Ma, secondo questa versione, solo quello a un passo dalla Torre Guinigi si sarebbe “meritato” l’onore di un’intitolazione della strada.

L’altra versione sul nome del vicolo la riporta Marco Vignolo Gargini: «Nel quattordicesimo secolo la peste divampò a Lucca e in tutta Europa, è la famosa peste citata dal Decameron di Boccaccio, e tutta la popolazione disperava del futuro. A Lucca il carro che trasportava i cadaveri passava ogni giorno, per più volte, attraverso Via S. Andrea. Un aristocratico di solito pregava per la sua vita all’Oratorio di S. Atanasio. Terrorizzato, prometteva d’essere onesto, di rinunciare alla sua avidità, di sposarsi e avere figli.

«Quando la peste cessò, l’aristocratico mantenne le sue promesse. Una mattina improvvisamente, dopo il battesimo del suo primo figlio, una voce disse all’uomo: “Vieni con me, porta la tua famiglia a vedere cosa può fare la fede”. Un passaggio fatto a “elle” accanto all’Oratorio di S. Atanasio si spalancò davanti a lui e alla sua famiglia. La voce continuò a parlare: “La felicità è un vicolo molto corto, ma se perdi la speranza perdi anche questa piccola salvezza. Il Paradiso non si raggiunge camminando su viali alberati. La via verso la Felicità è fatta di mille insignificanti stradine. Ricorda questo”».

Vicolo della felicità è percorso solo (o quasi) da qualche curioso turista che si trova a passare nei pressi della Torre Guinigi. Eppure, proprio a due passi, c’è un luogo assolutamente da vedere: la chiesa di Sant’Anastasio, che da qualche anno è stata riaperta al culto come sede della chiesa ortodossa romena, con contemporanea trasformazione degli interni. —


 

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di Redazione web