Il Tirreno

Lucca

LA FUGA DEI COMMERCIANTI 

C’è chi pensa al trasferimento «Così si ammazza il quartiere»

T.S.

Paura tra i titolari di attività con i primi cali degli incassi  Alcuni valutano di cambiare aria e andare in altre zone della città per scappare alla nuova viabilità

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LUCCA

«Due anni ci dividono dalla pensione, e le vendite sono ai minimi storici. Ma ci siamo fatti forza, volevamo resistere. Con l’istituzione del senso unico, però, non ce la facciamo. Se le cose continuano così chiudiamo, e anche alla svelta».

E ancora. «Ho nove dipendenti, se cala il numero di clienti alcuni dovranno andarsene». E poi. «Io invece ne ho due, uno dovrò mandarlo via». A parlare sono, in ordine: Gilberto Guidi, titolare del negozio di cornici “Riquadro”, Alessandro Pachetti, dell’omonima farmacia e Riccardo Consani, titolare del bar “Il Quadrifoglio”. Tutti e tre lavorano in via di Tiglio.

E tutti e tre lamentano un crollo degli affari da quando, il 7 agosto scorso, la strada è diventata a senso unico, in seguito alla sperimentazione decisa dal Comune, che durerà fino al 15 settembre.

«Le entrate sono calate di oltre il 50% - dice Consani - e non so davvero cosa ci aspetta in futuro, se non viene ripristinata la circolazione dei mesi scorsi. Qui rischiamo di andare tutti a casa».

E nel frattempo c’è chi si organizza, come Massimiliano Genovesi, dell’omonima officina. «Mi sono informato per cambiare fondo e andare da un’altra parte perché ho già visto che di gente ne arriva meno e gli incassi ne stanno risentendo», spiega lo storico meccanico. Il futuro di via di Tiglio spaventa chi da anni considera questa lingua di terra come una strada commercialmente valida, a cavallo tra i quartieri Arancio e San Filippo. Una delle arterie principali che portano al centro della città, che ora rischia di diventare una “semplice” strada come le altre.

«Ho preso in gestione l’attività da un anno e mi auguro che il senso unico non diventi realtà. Questi primi giorni di esperimento hanno lanciato segnali preoccupanti, la gente non si ferma a comprare neppure un pezzo di pane, il giro da fare, anche per i clienti affezionati, è esageratamente lungo».

Laura Traina parla dal bancone del negozio di generi alimentari da “Ester e Giuseppe”, da sessant’anni in via di Tiglio. I commercianti dicono di non riuscire a capire il senso della decisione dell’amministrazione, e al tempo stesso di avere seriamente paura di chiudere la saracinesca per sempre. C’è chi non ha neppure voglia di parlare, ma che confida, a taccuini chiusi, che ha già preso contatti con i proprietari di un fondo commerciale in un’altra zona della città, e che quindi è pronto a trasferirsi e a lasciare via di Tiglio. «Mi auguro che il Comune riveda la sua scelta e torni sui suoi passi, perché il rischio è quello di far collassare una zona intera della città, di svuotarla delle sue attività. Noi incrociamo le dita e aspettiamo - conclude Riccardo Consani - sperando che la sperimentazione finisca presto». —

T.S.

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