Il Tirreno

Lucca

IL DIBATTITO 

Kme, i sospetti dei comitati «No al business dei rifiuti»

Nicola Bellanova

I volontari de “La libellula” replicano all’ad Pinassi Il sindaco di Barga afferma: «L’azienda non forzi la mano» La Lega rimane possibilista

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barga

Sono stati in silenzio, o quasi, gli esponenti dei comitati organizzati che si oppongono alla realizzazione del pirogassificatore. Ora, dopo la serata ad alta tensione del Cinema Roma, dove si è svolto il consiglio comunale monotematico, i volontari de "La Libellula" fanno (ri)sentire la loro voce, e commentano le posizioni dell'ad di Kme, l'ingegner Claudio Pinassi.

«Sulla riduzione delle emissioni è stato presentato un diagramma a barre nel quale si è mostrata un’emissione inferiore all’attuale autorizzato, a parità di volume produttivo, per ogni tipo di inquinante grazie alle presunte basse emissioni del gassificatore e ai forni elettrici sostitutivi dei forni a gas. Punto. Numeri, ipotesi, esempi? Neanche l’ombra. E quanto è l’attuale livello autorizzato? E soprattutto, quanto la nuova tecnologia consentirà di stare sotto questo limite?».

Anche sull’impianto in sé stesso, i dubbi dei comitati sono tanti: «Le contraddizioni non mancano - affermano -. Qui si parla di una tecnologia consolidata quando in Italia, come ammesso da Pinassi, non esiste alcun gassificatore di rifiuti industriali; per quanto riguarda quelli situati all’estero, ribadiamo come a noi non risultino impianti di questa dimensione per un rifiuto complesso come il pulper di cartiera, che è una miscela di biomassa e materiali vari molto eterogenea e indicata da tutti gli esperti che conosciamo come fortemente inadatta a questo processo».

E quindi, il verdetto sa tanto di bocciatura verso l'azienda: «Tutto ciò è sufficiente per adombrare il sospetto che il vero scopo di Kme possa essere, o comunque divenire in futuro, quello del business dei rifiuti, visto che lo stesso Pinassi ha ammesso circa 11 milioni di euro di ricavo da smaltimento, dicendo che serviranno a ripagare l’investimento in circa una decina di anni. Considerando che ammonta a circa 70 milioni di euro, ciò significa che i costi legati alla gestione dell’impianto assommano a circa 4 milioni, da cui il beneficio netto di 7 milioni annui: una cifra comunque colossale».

Le uniche parole di elogio sono andate al sindaco Marco Bonini: «Speriamo che l’azienda non forzi la mano bypassando il territorio e si metta a un tavolo per cercare ipotesi alternative; una guerra aperta contro le amministrazioni locali e migliaia di cittadini non conviene a nessuno».

Intanto, il consigliere provinciale della Lega, il giovane Simone Simonini, spesso contestato da alcuni attivisti più animosi, precisa la sua linea e quella del partito: «La nostra posizione lineare e regolare dal primo giorno, è la più razionale possibile. Non possiamo buttare via senza approfondire una proposta di rilancio aziendale di questo calibro. Finalmente dopo decenni una delle aziende più importanti del nostro territorio potrebbe ritornare ad investire pesantemente nelle nostre zone». —

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