La manifestazione
È morto a 92 anni Gianfranco Rontani “pittore delle donne”
La sua opera maggiore: l’Inferno dantesco in 34 grandi tele La moglie: «Opere esiliate. È stato per lui il dolore della vita»
lucca
La sua casa di Segromigno in Piano come un museo. Le grandi tele ultimate e quelle ancora da finire, alle quali ogni giorno, nonostante la malattia che da un anno a questa parte lo metteva a dura prova, lavorava almeno mezz’ora. È in questa casa che la moglie Sara Birischetto, poetessa e letterata, piange la morte di Gianfranco Rontani, pittore molto conosciuto, non solo a Lucca ma ben oltre i confini nazionali. Un artista raffinato: i critici lo avevano ribattezzato “il pittore delle donne” perché più di tutto amava ritrarre figure femminili e il suo tratto era davvero inconfondibile, molto originale.
Gianfranco Rontani è deceduto ieri, 9 agosto, a 92 anni, mentre era ricoverato all’ospedale San Luca. Il rito funebre verrà svolto in forma privata questa mattina, 10 agosto, nella chiesetta dell’ospedale.
Cavaliere della Repubblica nel 1998, onorificenza conferitagli dall’allora Presidente Cossiga, Rontani per decenni ha avuto il suo studio d’arte in via Fillungo. È qui che ha realizzato la sua opera più grande: le 34 tele di dimensione due metri per uno e sessanta che ritraggono i canti dell’Inferno dantesco. La sua opera maggiore e quella più sentita. «Diceva - racconta la moglie - che l’aveva realizzata per Lucca, la sua città, e per i lucchesi. Ma è morto senza avere la soddisfazione di vedere le sue opere esposte in modo permanente a Lucca, senza sapere che avevano trovato una collocazione nella sua amata città. Quando le ultimò, dopo quattro anni di lavoro, furono esposte in una grande mostra nella chiesa di San Cristoforo: vennero migliaia di persone ad ammirarle e tutti lo ringraziarono. Adesso queste opere sono alloggiate nella sala di un comune della Puglia che le ha esposte per un periodo: vorrei chiedere adesso al sindaco di Lucca di provvedere, di portarle qua e di trovare un luogo per esporle. «Mio marito - conclude - amava realizzare quadri molto grandi, ma anche molto piccoli, affinché tutti potessero permettersi di acquistare un pezzo d’arte, anche se minuscolo». —
BARBARA ANTONI
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