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in tribunale 

Vende un piumino su Internet: alla fine paga lei l’acquirente

LUCCANon si può nemmeno parlare di truffa, tanto è stata plateale l’ingenuità della protagonista della vicenda. Così, quando si è venuti a capo della disavventura vissuta da una giovane lucchese, al...

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LUCCA

Non si può nemmeno parlare di truffa, tanto è stata plateale l’ingenuità della protagonista della vicenda. Così, quando si è venuti a capo della disavventura vissuta da una giovane lucchese, al sostituto procuratore Lucia Rugani non è rimasto altro da fare che chiedere l’archiviazione, proprio per l’impossibilità di trovare un capo di imputazione in quella che era l’ennesima fregatura via web.

Tutto era partito da un sito di annunci, di quelli, sempre più diffusi, in cui le persone mettono in vendita oggetti che non usano più.

Di solito in questi siti la fregatura arriva da chi vende: non si contano, infatti, i casi di pagamenti fatti per merce che non arriva mai, e che forse nemmeno è mai esistita. Ma, e qui sta l’aspetto curioso (per non dire inspiegabile) della vicenda, in questo caso a “tirare il pacco” è stato il compratore, e non nel modo che saremmo portati a immaginare (farsi spedire la merce senza pagarla). No, qui il “compratore” è riuscito a farsi spedire dei soldi.

Tutto parte dall’articolo di cui una ventunenne di Lucca voleva disfarsi, un piumino, messo in vendita a 500 euro. Fin qui tutto normale. Poi arriva un potenziale “cliente” che si mostra interessato all’articolo, e qui scatta il meccanismo inspiegabile. Non si capisce bene in che modo e a che titolo è stato l’acquirente a chiedere al venditore di fargli un versamento su un conto Postepay, e proprio della somma di 500 euro. Richiesta incredibile e, fatto ancor più incredibile, la venditrice accetta. A completare la scena assurda, dopo pochi minuti, una nuova richiesta dell’acquirente il quale, sostenendo che l’operazione non era andata a buon fine, si fa versare altri 500 euro. Risultato: piumino ancora in casa e mille euro volatilizzati. Da qui la denuncia alla polizia postale, che è riuscita a risalire all’intestatario della Postepay (che, però, potrebbe anche essere un prestanome, come accade spesso in questi casi). Ma non si è poi potuto far nulla, per il confine, labile in questo caso, tra raggiro e ingenuità. —

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