La manifestazione
L’amarezza, la delusione: l’ex sindaco Baccini lascia il Pd
«Il mio non è un addio alla politica: sono pronto a sostenere un nuovo corso» spiega l’ex primo cittadino, al quale brucia l’esclusione da ogni incarico
LUCCA
Alberto Baccini lascia il Pd e restituisce la tessera. «Ma il mio non è un addio alla politica, sono pronto a sostenere la nascita di un nuovo corso alternativo al Pd che non è più capace di interpretare e soprattutto anticipare la realtà» dice l'ex sindaco di Porcari, che convoca una conferenza stampa per esternare la sua delusione ed amarezza. E le motivazioni che lo hanno spinto ad annunciare l'uscita dai dem, con una lettera inviata alla direzione territoriale del Pd di Lucca e al segretaria Pd di Porcari.
«Lascio il Partito Democratico perché è un partito finito e perché non ho ricevuto le attenzioni che avrei meritato», tuona Baccini, che abbandona il Pd ma non gli ideali renziani. Lui che è un renziano di ferro, sostenitore della prima ora («anzi del primo minuto», puntualizza l'ex sindaco) dell'ex premier ed ex segretario nazionale del Pd. «Il percorso del Pd è finito da tempo, un progetto fallito il 4 dicembre del 2016 - dice con la consueta schiettezza - ma invece di prenderne atto si è continuato a litigare, troppi dissidi e fazioni interne. Il Pd è diventato un brand negativo e il recente invito alla festa dell’Unità a Di Maio e Toninelli è un ulteriore insulto che squalifica il partito», attacca l'ex sindaco che si aspettava più riconoscenza sul piano umano e politico (e magari un posto come assessore, dopo le voci di una possibile nomina a Lucca, o una candidatura al Parlamento) dopo i dieci anni di buon governo a Porcari.
«Dal punto di vista politico noto un’incapacità assoluta di un partito progressista, ovvero vedere prima i cambiamenti. Non nascondo anche l'amarezza per non essere stato chiamato a ricoprire un ruolo, sul territorio. La gratitudine non è una caratteristica della politica, ma penso che avrei meritato un’attenzione diversa per impegno, passione, energie e lavoro portati avanti. Proprio a Porcari fu aperto, con lungimiranza, il primo comitato Renzi per le primarie. Oggi questo percorso è finito. L’attuale Pd farà una traversata nel deserto senza fine. Dobbiamo creare un contenitore nuovo e più aperto, inclusivo, che deve cambiare uomini e donne, simbologia e nomi. La società moderna vive di novità e dobbiamo anticipare i tempi e non subire gli eventi», dice Baccini che guarda a Calenda, «persona pragmatica e capace di reagire in modo deciso alle provocazioni».
Baccini non pensa più a fare il sindaco («c’è bisogno di nuove energie e giovani, ma sotto la mia guida Porcari ha fatto un salto di qualità), ma le sue parole sono un monito per Capannori e Montecarlo dove nel 2019 si andrà al voto. «Luca Menesini è un amministratore capace e lo sosterrò, ma la partita sarà più difficile. Non c'è niente di scontato dopo che molte città toscane sono passate alla Lega, ai Cinque stelle e al centrodestra. Città governate dal Pd, come la regione col governatore Enrico Rossi». —
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