Il dolore
Il pranzo, il trasloco e le perpetue: Don Glaentzer “studiava” la ritirata
Da anni il prete frequenta Fabbriche di Casabasciana, dove la gente oggi non vuole la sua presenza
LUCCA. «Domenica l’ho chiamato al cellulare. Era mezzogiorno e temevo che nessuno gli avesse ancora portato da mangiare. Gli ho lasciato un pezzo di pane alla porta, ho bussato e me ne sono andata. Non l’ho neppure visto, ma poco dopo il pane all’ingresso non c’era più. È uscito a prenderlo».
Anna Strigoli. Una signora dai modi garbati, gentile e loquace. «Don Paolo lo conosco da molti anni. Ci sentiamo ogni giorno al cellulare. Non ho avuto ancora il coraggio di chiedergli cosa ha fatto, l’ho solo letto sui giornali». Sorpreso in un parcheggio, a Calenzano, nella sera di lunedì di una settimana fa, con una bambina di 10 anni. Lei coi pantaloni abbassati. Lui reo confesso, poco dopo, di fronte alle forze dell’ordine. Pedofilia. Una parola che scuote il piccolo centro abitato di Fabbriche di Casabasciana, frazione di Bagni di Lucca. Un negozio di salumi, un bar ristorante e da qualche giorno un nuovo concittadino. Lui. Don Paolo Glaentzer. «Sono io che, insieme a mia moglie, ho pensato per primo a una raccolta di firme per mandarlo via. E spero di non incontrarlo per strada, perché potrei fargli del male con le mie mani».
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Mauro Buchetti abita a poche centinaia di metri dall’abitazione di don Paolo. E ha da poco fatto entrare in casa il nipotino, con cui ha fatto il solito giro in paese. «Noi, qui, il prete pedofilo non ce lo vogliamo», dice mentre stringe nervosamente tra le mani la sigaretta. «Le mamme sono preoccupate. C’è chi lo dice, e chi invece ha paura. Ma come si fa ad aver paura di parlare male di una persona che ha abusato di una bambina? Noi siamo dalle parte della ragione», ribadisce la figlia Sara.
A Fabbriche di Casabasciana “il prete”, come viene chiamato da tutti, lo conoscono in parecchi. La casa in cui sta scontando gli arresti domiciliari è alle porte della frazione, a poche centinaia di metri da un asilo. E dal bar Topo Gigio. Dove la rabbia della gente esplode di fronte a un caffè e il giornale aperto alla pagina che parla degli sviluppi dell’inchiesta. «Due sabati fa è stato qui, e gli ho anche rimediato un tavolo in mezzo alla sala perché era tutto pieno. Ha pranzato con un uomo di mezza età», racconta il titolare, John Frati. «Ho una bambina di 10 anni, vi lascio immaginare cosa penso di lui. Siamo diventati il paese del prete pedofilo. Che io sappia - prosegue - ci sono persone molto arrabbiate, è bene che non metta naso fuori di casa».
Don Paolo Glaentzer da anni frequenta Fabbriche di Casabasciana. Ma due sabati fa, poco dopo il pranzo da Topo Gigio, due grossi furgoni bianchi si sono fermati di fronte a quella che oggi è la sua abitazione, impermeabile a ogni squillo di campanello e con le finestre aperte appena per fare entrare un filo d’aria. «Hanno scaricato alcuni mobili – racconta Anna Strigoli – e altri oggetti per la casa».
Don Paolo aveva in programma di trasferirsi nel paesino di Bagni di Lucca. Prima ancora che venisse beccato in compagnia di una bambina. Tanto che, circa un mese fa, due donne, presumibilmente madre e figlia, dato che ogni tentativo di parlare con la più anziana delle due si è risolto con la porta sbattuta in faccia, si sono trasferite a Fabbriche di Casabasciana. Abitano in un appartamento poco distante dalla casa di don Glaentzer. «Sono le perpetue – spiega John Frati – in paese non le abbiamo mai viste. Stanno in casa».
E la notizia dell’arrivo delle due “fedelissime” del don accusato di essere un pedofilo si è sparsa velocemente tra gli abitanti: «Sono venute per lui. Vive anche da signore dopo quello che ha fatto. Dovrebbe stare in galera», torna alla carica Mauro Buchetti.
Il paese non vuole don Paolo Glaentzer, anche se c’è chi fatica a puntare il dito contro di lui. «Non l’ho mai visto commettere cose illecite. Per quello che lo conosco io – conclude Anna Strigoli – è una brava persona».
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