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Lucca

Beatrice La Visionaria: la sua Lucca e gli amici, la sua arte potente e le mostre in arrivo

Barbara Antoni
Beatrice La Visionaria: la sua Lucca e gli amici, la sua arte potente e le mostre in arrivo

Con le parole della madre Roberta, un profilo della giovane artista scomparsa a novembre 2017, il suo desiderio di diventare famosa 

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«Cara Beatrice, vorrei dirti che sei un’artista molto brava, unica, originale come pochi riescono ad esserlo. Vorrei dirti che le tue tele rimangono impresse nella mente, ti fanno fermare e pensare a tutto il mondo che contengono. E fanno immaginare te, che trasferisci in quell’opera i tuoi pensieri, la tua anima, il tuo dolore ma anche la tua allegria. Te, che – instancabile - ci lavori per ore e ore, curi ogni minimo particolare, perché ai dettagli - come raccontano i tuoi amici - hai sempre tenuto tantissimo».


Queste parole vorrei dire a Beatrice Brigante, se fosse qui davanti a me, se potessi parlarci. Quando l’ho conosciuta, attraverso i suoi quadri potenti, i suoi disegni che urlano – esposti nella chiesa di Santa Giulia a marzo 2018 - Beatrice non c’era più, fisicamente. Per un momento, un giorno di tardo novembre del 2017, l’idea di scomparire dalla vita l’ha attraversata e sopraffatta, a nemmeno 32 anni.

Così Beatrice se n’è andata, lasciando un vuoto enorme ma anche un enorme ricordo di sé, e una produzione enorme di tele, schizzi, storie illustrate a fumetti, storie di vita. «Beatrice non merita di essere dimenticata, ma di essere ricordata con allegria», scandisce bene le parole la sua mamma Roberta Davini.

Cercare di raccontarla è impegnativo, quanto bello e coinvolgente è stato provare a fare un silenzioso viaggio nella sua vita, tra le sue donne con le labbra rosse e i grandi occhiali, l’aria un po’ di sfida, un po’ trasgressiva, tra le espressioni taglienti, dissacranti, che accompagnano alcune delle sue opere.

«Beatrice era uno scricciolo, pesava quaranta chili - racconta la mamma -. È entrata all’istituto d’arte, il Passaglia di Lucca, che non sapeva tenere un lapis in mano. Il Passaglia è stata una scuola notevole. Beatrice era molto brava anche nella scrittura, spesso i professori mi dicevano che avrebbe potuto fare bene anche il classico».

Appena uscita dall’istituto d’arte, il suo talento esplode. La sua produzione vera inizia nel 2008; il suo stile, il suo tratto sono subito inconfondibili. La tela che raffigura una testa piena di fantasmi, realizzata in occasione della morte di un amico è una delle prime e rare opere a olio. Dopodiché «Beatrice ha sempre usato i colori acrilici - racconta ancora la mamma – dipingeva nel nostro salotto di casa».

Dipingeva, disegnava, ovunque. Non usciva mai – sola o con gli amici che fosse – senza portare con sé un taccuino bianco e una matita. Le piaceva fare i ritratti agli amici, fissare i momenti, renderli in qualche modo infiniti, immortali. Beatrice non dipingeva per soldi. Le opere eseguite per commissione, così come quelle vendute, sono pochissime rispetto a quelle realizzate e a quelle regalate. Il tema della morte, a tratti, riaffiora nelle sue opere. Ha segnato la sua vita, da quando, bambina, ha dovuto fare i conti con il suicidio del padre.

Artisticamente, aveva scelto lei un nome per “ribattezzarsi”: La Visionaria. Se lo era perfino tatuato sul petto, come una collana, come un gioiello. «Si era scelta questo nome perché viveva di favole, ci si rifugiava», racconta la mamma.

«Beatrice era allo stesso tempo un po’ bambina e incredibilmente matura, la dicotomia era molto forte - raccontano i suoi amici Marella Pomponio, Federico Giammattei, Matteo e Michele – era un personaggio importante, come amica e come artista. Molto lucida nella sua espressione. Le sue tele sono una sorta di autoanalisi che esprimeva con leggerezza e grandissima profondità. La sua assenza è come un buco, un vuoto nella nostra città». «Beatrice era il nostro diamantino - aggiunge Marella - un diamante da custodire, se lo toccavi in modo maldestro poteva frantumarsi, ma potevi stare anche solo lì, a guardarlo».

Sono Beatrice e la sua mamma le due figure femminili, l’una accanto all’altra, che spesso compaiono nelle tele. Sempre unite, sempre vicine con l’anima. «Col tempo, Beatrice è arrivata a dipingersi sempre di più, a disegnarsi in modo sempre più chiaro, più realistico e drammatico, più vero», dicono gli amici. La sua ultima opera è un libro per un ragazzo: l’ultima immagine è di lei distesa sul divano, abbandonata.

La Beatrice che tutte le persone a lei più vicina ricordano è una figura estremamente positiva, una carica di vita dentro un corpo minuto; ricordano la sua intelligenza e la sua profondissima sensibilità. «Se andavi a trovarla pensando di trovarla triste e per starle vicino, uscivi che ti sentivi più leggero: era lei che aveva alleggerito la tua anima, che era stata terapeutica. Beatrice sapeva ascoltare. Era dolcissima, buona. E una persona vera», aggiungono gli amici. Conviveva con il fantasma della morte, con il dolore ma poi, in un biglietto scriveva «ringrazio un ipotetico Dio per tenermi ancora in vita», ricorda la mamma.

È stata spesso modella e soggetto di servizi fotografici. Davanti all’obiettivo diventava quello che il fotografo le chiedeva di essere, artista anche in questo. Ed era legatissima a Lucca, ai suoi angoli, ai locali che frequentava, agli amici che qui aveva. Beatrice diceva che voleva partire per Milano, sarebbe stato più facile là far conoscere la sua arte. Ci è arrivata molto vicina: una volta ha perfino fissato il treno per partire, ma poi non è mai partita. Diventare famosa era un suo desiderio.

La prima esposizione di parte delle sue opere, la mostra “Beatrice La Visionaria”, si è svolta dal 3 al 13 marzo 2018 nella chiesa di Santa Giulia a Lucca, messa gentilmente a disposizione dalla diocesi di Lucca.

Altre due mostre sono in programma: da metà settembre a metà ottobre 2018 nella casermetta San Frediano concessa dal Comune; a marzo 2019 - cogliendo l’ occasione del compleanno di Beatrice, il giorno 13 - una mostra ancora più grande sarà allestita nel palazzo della Fondazione Banca del Monte.

Per mamma Roberta, far conoscere l’arte di Beatrice è una ragione di vita. E anche un modo per farla vivere. Per aiutarla a diventare famosa. —


 

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