Gioco
Ai domiciliari in Lucchesia il prete accusato di pedofilia
Il giudice nega il carcere per don Paolo Glaentzer, arrestato lunedì a Prato e dispone che resti nell’abitazione di Bagni, dove ha la residenza
BAGNI DI LUCCA. È agli arresti domiciliari in una frazione di Bagni di Lucca don Paolo Glaentzer, il parroco di 70 anni accusato di aver molestato una bambina di 10 anni. Il giudice per le indagini preliminari Francesco Pallini ha sciolto ieri mattina la riserva e ha respinto la richiesta della Procura, che chiedeva il carcere, accogliendo la tesi della difesa e disponendo i domiciliari per il parroco della chiesa di San Rufignano a Sommaia, nel comune di Calenzano.
Don Paolo attenderà gli sviluppi nell’abitazione di Bagni di Lucca, dove ha ufficialmente la residenza. Nel corso dell'udienza di giovedì il pubblico ministero Laura Canovai aveva insistito per la custodia cautelare in carcere, vista la gravità delle accuse e gli elementi già raccolti nell'indagine dei carabinieri, mentre l'avvocato difensore Valeria Fontana aveva sostenuto che il carcere è una misura eccessivamente afflittiva per il sacerdote, che ha già fatto alcune importanti ammissioni.
Per il gip dunque gli arresti domiciliari sono una misura sufficiente a garantire sul pericolo di fuga, la reiterazione del reato e il rischio di inquinamento delle prove, anche se aggiunge che, se il parroco non fosse stato fermato ci sarebbe stato il rischio della reiterazione del reato.
«Dal momento dell'arresto a oggi ho pensato a quanto accaduto e mi rendo conto di aver sbagliato» ha detto don Paolo durante l’interrogatorio di giovedì.
Ma l’inchiesta pare destinata ad avere ulteriori sviluppi, a cominciare dagli approfondimenti su quanto dichiarato dai vicini di casa dei genitori della bambina, che hanno altri tre figli. I vicini hanno parlato di un via vai sospetto intorno a quella casa, non solo del parroco di Sommaia, dunque, ma anche di altre persone.
E ora si apprende che, forse in seguito a queste segnalazioni, o alla relazione dei servizi sociali del Comune di Calenzano, la Procura presso il Tribunale dei minori a gennaio aveva chiesto l’allontanamento della bambina dal nucleo familiare. Non sarebbe stata la prima volta, perché già nel 2013 la bambina, insieme ai fratelli, fu tolta ai genitori, che però nel 2016 vinsero il ricorso. In paese si dice che tra gli elementi presi in considerazione dai giudici, in quel caso, ci fu anche una lettera di don Paolo Glaentzer che garantiva per i genitori, ma su questo non ci sono ancora conferme.
Un altro elemento che fa capire quanto fosse precaria la situazione del nucleo familiare è rappresentato da una vicenda risalente a sette anni fa, quando il fratello maggiore della bambina che ora ha dieci anni fu visto mentre entrava in uno sgabuzzino insieme a un uomo adulto. Anche quella volta fu un residente ad accorgersene: aprì la porta del locale e trovò il ragazzo insieme all’adulto in una situazione che gli fece sospettare un incontro di carattere sessuale. —
PAOLO NENCIONI. SERVIZIO A PAG. 8.
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