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la battaglia del cibo 

Sagre, scoppia la polemica sui controlli «Siamo nel mirino più noi dei ristoranti»

Tommaso Silvi
Sagre, scoppia la polemica sui controlli «Siamo nel mirino più noi dei ristoranti»

Dopo l’arringa di Fipe Confcommercio, le reazioni dei comitati delle feste paesane: «Proponiamo molto più di una cena»

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LUCCA

Le sagre rispondono ai ristoranti. E il conflitto non si ferma. Ieri Benedetto Stefani, presidente provinciale della Federazione Italia Pubblici Esercizi di Confcommercio, è uscito allo scoperto attaccando le feste di paese. Eventi in cui, secondo Stefani, «negli ultimi anni siamo stati costretti ad assistere a un proliferare incontrollato di azioni collegate tra loro dalla concorrenza sleale nei confronti della ristorazione tradizionale».

I ristoratori, quindi, chiedono maggiori controlli. E propongono addirittura un tavolo con la Asl. «Oggi – dice ancora Stefani – su un campione di 100 controlli sul rispetto delle normative igienico sanitarie per chi lavora nella ristorazione, l’80% circa avviene nei ristoranti tradizionali». Ed è proprio su questo tema che il dibattito si infiamma. «Pochi controlli? Forse i ristoratori non sanno che gran parte delle sagre hanno l’obbligo di verifica da parte della commissione pubblico spettacolo, composta da rappresentanti di forze dell’ordine e Asl. A noi i controlli - spiega Stefano Battistini, tra gli organizzatori della storica sagra della zuppa di Aquilea (3-4-5, 10-11-12 agosto), giunta alla 43ª edizione - ce li fanno prima ancora di partire. E se c’è qualcosa che non torna dobbiamo muoverci per rientrare nelle regole, altrimenti la sagra non viene fatta». E allora come mai chi ha un ristorante punta sempre di più il dito contro le iniziative paesane? La sensazione è che si tratti di una guerra tra poveri. La crisi fa calare gli incassi, l’umore degli esercenti si fa cupo e schizza alle stelle la necessità di trovare un capro espiatorio.

«Noi abbiamo due pizzerie nelle vicinanze, e quando c’è la sagra lavorano molto più del solito. Non sono affatto in guerra con noi, anzi, ci portiamo clienti a vicenda», racconta Giancarlo Orsi, da 40 anni impegnato nell’allestimento della sagra della “polenda a palle”, a Spianate, frazione di Altopascio (dal 4 al 19 agosto). «La gente sceglie le sagre per passare una serata diversa, con musica, balli e risate. Tutte cose che non trovano al ristorante. Non rubiamo clienti», dice ancora Orsi. Ma c’è una cosa che unisce ristoranti e sagre. Ed è il calo dei clienti.

«Non appena c’è una lieve ripresa economica la gente va in ferie, e quindi non viene a mangiare la polenta. Se vengono alla sagra spesso e volentieri dividono un piatto in due. È un modo per uscire di casa - prosegue Orsi - ma di soldi in giro non ce ne sono molti».

E i controlli? «Ne abbiamo avuti due negli ultimi 4 anni - racconta Orsi - l’ultimo l’anno scorso. Non si può dire che non siamo monitorati». Ma c’è anche chi passa al contrattacco. La freccia arriva da Massarosa, e a scagliarla è Giancarlo Fruzzetti, instancabile “tuttofare” della sagra della “ranochiocciola” (fino a domenica 29), che esiste addirittura dal 1975.

«I ristoratori farebbero bene a guardare un pochino di più in casa loro. Spesso per le sagre vengono utilizzate attrezzature di ristoranti che magari hanno chiuso i battenti e hanno messo in vendita gli arredi, anche della cucina. A volte non bastano due giorni per lavarli. In questi anni ho visto delle cose indescrivibili. Piani di lavoro e friggitrici spesso sono in condizioni allucinanti. Le norme igieniche le rispettano in pochi tra i ristoratori».

L’attacco raddoppia. Battistini carica a testa bassa: «Noi tutti gli anni risistemiamo gli impianti e veniamo controllati dalla commissione, ma nei ristoranti chi ha impianti elettrici e altro a norma? E soprattutto, storicamente, mi sembra che sia più facile veder chiudere un ristorante che veder terminare una sagra per motivi di igiene. Questo qualcosa vorrà dire».

Il ramoscello d’ulivo arriva da Altopascio. «Io tutta questa guerra non la capisco, o meglio capisco il fatto che tutti tirano acqua al proprio mulino, però non alzerei troppo i toni. È quasi mezzo secolo che sto dietro alla sagra, e noi abbiamo buoni rapporti con tutti. La sagra non esclude il ristorante e viceversa. Facciamo due cose distanti e distinte. Litigare - conclude Giancarlo Orsi - non migliora le cose». —

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