Il Tirreno

Lucca

l’allarme del comitato 

Torna a far discutere l’idea della centrale sulle sponde della Lima

EMANUELA AMBROGI
Torna a far discutere l’idea della centrale sulle sponde della Lima

La società Green Factory presenta un nuovo progetto I cittadini infuriati: «Ora il sindaco deve opporsi»  

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BAGNI DI LUCCA. Allarme rosso nel comitato in difesa della Lima per la decisione della società genovese Green Factory di tornare alla carica, con un progetto sostanzialmente nuovo, per realizzare sulla Lima, in località Cevoli di Fabbriche di Casabasciana, una centralina per la produzione di energia elettrica.

Il comitato in una nota ricorda che, prima delle elezioni del 2017, tutte le forze politiche e i candidati sindaco di Bagni di Lucca si erano impegnati, anche per scritto, a opporsi al progetto in ogni modo. Per questo il comitato è sorpreso di aver appreso solo da Il Tirreno della nuova richiesta di autorizzazione presentata dalla Green Factory. Ma, secondo il comitato, «trattandosi di una variazione sostanziale del progetto, come Provincia e Regione lo definiscobo, l’impianto deve essere assoggettato a un nuovo iter autorizzativo e la legge entrata in vigore il 17 dicembre 2015 lo renderebbe inattuabile. È vicino il momento di capire da che parte stanno le istituzioni».

Liano Picchi, a nome del comitato, aggiunge: «In un preoccupante clima di silenzio generale, la società genovese Green Factory torna all’attacco per sottrarre alla nostra vallata l’unica risorsa rimasta, l’ambiente. Nessuno ci ha informato del nuovo progetto, nonostante sapessero bene quanto ci premeva, dalle nostre precedenti osservazioni, incontri e manifestazioni d’interesse». Il comitato ricorda che «la centrale idroelettrica che era stata sconfitta dalla levata di scudi della popolazione e dall’amministrazione precedente, ci ritenta ora con la nuova, sperando che qualcosa sia cambiato. Ci auguriamo che coerentemente con quanto dichiarò e sottoscrisse in campagna elettorale anche il nuovo sindaco, Paolo Michelini, dimostri nei fatti la sua contrarietà. Le colate di cemento e acciaio nel greto del torrente finirebbero infatti per compromettere in modo definitivo lo sviluppo delle numerose attività ludico-ricreative, sportive e turistiche che già producono un interessante ritorno economico, ma che potrebbero ulteriormente svilupparsi e creare occupazione in una vallata depressa, che negli ultimi anni ha visto chiudere le poche attività esistenti. Di fronte a tanti danni dunque – conclude il comitato – l’unica a trarne vantaggio sarebbe l’azienda costruttrice genovese. —

EMANUELA AMBROGI .

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