Il Tirreno

Lucca

Pensioni d’oro il super assegno è a rischio per 426 anziani

Gianni Parrini
Pensioni d’oro il super assegno è a rischio per 426 anziani

Il governo pensa al taglio dei trattamenti sopra i 4.000 euro. Ma i soldi risparmiati non basterebbero per alzare le minime

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Dopo i vitalizi tocca alla previdenza. Nell’accordo di governo siglato tra Lega e Movimento 5 Stelle c’è un punto dedicato al taglio delle cosiddette “pensioni d’oro”. In un primo momento la scure dell’esecutivo si sarebbe dovuta abbattere sugli assegni al di sopra dei 5 mila euro al mese. Ma poi si è scoperto che l’asticella era stata fissata troppo in alto per ricavare risorse sufficienti da destinare alle pensioni più povere o al finanziamento del reddito di cittadinanza. Così le attenzioni si sono focalizzate sui pensionati che percepiscono dai 4 mila euro netti al mese in su. La platea, dunque, si è allargata ma non moltissimo: secondo le stime del centro studi previdenziali Tabula la misura andrebbe a toccare circa 100mila persone e produrrebbe un risparmio netto tra i 450 e i 600 milioni di euro. Tutto ciò a patto di applicare la soglia dei 4 mila euro non al singolo assegno ma al reddito totale pensionistico. Una differenza fondamentale visto che molte persone cumulano assegni diversi, come quello di reversibilità.

E sul nostro territorio come stanno le cose? Per dare una risposta a questa domanda e capire quanti sarebbero gli assegni a rischio siamo andati a controllare i dati presenti sui database dell’Inps. In provincia di Lucca i pensionati che percepiscono più di 4.000 euro al mese sono appena 769 su un totale di oltre 122.000 pensionati. Restringendo il campo ai Comuni compresi tra Lucca, Piana, Mediavalle e Garfagnana (escludendo dunque la Versilia) i numeri si riducono ancora: sulle 86.696 prestazioni erogate dall’Inps nel 2018 appena 426 superano mensilmente la soglia dei 4.000. Si tratta in particolare di persone andate in pensione con il sistema retributivo (che garantiva trattamenti più pesanti) e che nel mondo del lavoro occupavano posti di rilievo (alti dirigenti pubblici) o svolgevano con successo professioni ben remunerate (medici, avvocati, ingegneri, architetti, ecc). Per questo motivo anche la Cida, Confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità del pubblico e del privato, ha criticato il paventato provvedimento, preannunciando uno stuolo di ricorsi.

Il Comune di Lucca ovviamente è quello che conta il maggior numero di pensionati con assegni sopra i 4mila euro al mese. Nel dettaglio sono 87 quelli che percepiscono da 4.000 a 4.500 euro, 64quelli che prendono da 4.500 euro a 5.000 e 116 i fortunati che percepiscono oltre 5.000 euro. Ma rappresentano appena lo 0,01% del totale e tagliando queste prestazioni (in media del 10-12%) non si farebbe un gran risparmio. Se su scala nazionale si stima che la misura potrebbe liberare da 450milioni a 600milioni euro, nella nostra provincia il guadagno sarebbe si è no di 4,6 milioni. Troppo poco per finanziare la cosiddetta pensione di cittadinanza, che prevede un trattamento minimo per tutti i clienti Inps di 780 euro al mese.

In provincia di Lucca ci sono 9.267 pensionati che non superano i 250 euro al mese, altri 20.295 che percepiscono dall’Inps un trattamento tra i 250 e i 500 euro e infine 45.679 che prendono un assegno tra i 500 e 750 euro. Per portare queste 75.241 persone (che rappresentano il 61% dei pensionati) agli “sbandierati” 780 euro mensili servirebbero almeno 15,6 milioni di euro. Tenendo conto che un 25-30% dei pensionati cumula due o più assegni, la cifra necessaria scende attorno ai 10 milioni. Sempre il doppio di quello che il taglio alle “pensioni d’oro” porterebbe nelle casse dello Stato. —


 

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