Sicurezza
Blitz degli antagonisti a Nozzano il sindaco non sporge denuncia
L’azione è durata poche ore poi i ragazzi hanno desistito dai loro propositi Tambellini: «Li incontrerò e ascolterò le loro istanze ma gli spazi si chiedono»
LUCCA. Un gruppo di 25-30 persone tra i venti e i trenta anni appartenenti ai gruppi antagonisti sabato sera, attorno alle 20, hanno occupato l'ex magazzino comunale di Nozzano San Pietro, in via della Bordogna. Il blitz è stato reso pubblico sulla pagina Facebook "Il palazzo che brucia" con una sorta di appello a partecipare: "Accorrete a Nozzano via della Bordogna 826. C'è un nuovo spazio liberato in città! a breve assemblea pubblica. Seguiranno aggiornamenti".
Poco dopo uno stuolo di giovani si è ritrovato nell'edificio, dove sono stati esposti striscioni con scritto “Spazio libero” e “Occupa e resisiti”. Sul posto sono prontamente intervenute le forze dell'ordine (Digos e agenti della municipale) e poco dopo è arrivato il sindaco Alessandro Tambellini. Le opzioni erano due: sgombero o dialogo. Per fortuna ha prevalso la seconda ipotesi. Dopo una lunga trattativa, terminata dopo mezzanotte, il primo cittadino è riuscito a far desistere i giovani dal proposito di rimanere nell'immobile. «C’erano una ventina di ragazzi tra i 20 e i 30 anni – racconta Tambellini al telefono – Abbiamo parlato e ho spiegato loro che gli spazi si chiedono. Siamo rimasti a parlare un paio d’ore e alla fine hanno desistito: siamo rimasti d’accordo che ci incontreremo e per parlare delle loro richieste. Denunce? Non ce n’è bisogno, si è concluso tutto con una chiacchierata». Nonostante le parole accomodanti del sindaco, non è detto che non vi siano conseguenze per gli occupanti: per azioni del genere in teoria si può procedere anche d’ufficio, senza attendere la querela di parte. Molti dei ragazzi che hanno preso parte all’azione tra l’altro sono già noti alle forze dell’ordine. Alla fine comunque l'ex magazzino è stato liberato attorno a mezzanotte e mezzo, senza bisogno dell'uso della forza. E già questo è un successo. La porta d’ingresso è stata chiusa con un lucchetto.
Sulla pagina Facebook "Il Palazzo che brucia" un lungo post spiegava le motivazioni del gesto: "Intorno a noi, tutto precipita: la civiltà del terzo millennio avanza senza tregua, a colpi di bilancio, progresso e innovazione, verso nuovi orizzonti di annichilimento dell’essere umano. (...) Lucca rappresenta per noi un esempio lampante di quest’ossessione: una città malata, costruita nell’ombra bigotta del suo stesso dormitorio, in cui soltanto volanti e telecamere accompagnano il tifo di qualche bottegaio per l’affondamento d’un barcone nel Mediterraneo. Una città drogata dal denaro e dall’ipocrisia, dove quattro chilometri di mura sono più che sufficienti per chiudere il cerchio intorno agli interessi economici delle famiglie di feudatari al potere e alla megalomania della Lucca bene, coi suoi maxi eventi tipici della spettacolarizzazione da cartolina lasciata in mano ai turisti (...). Da oggi nella nostra città esiste uno spazio liberato, recuperato dall’abbandono e restituito alle nostre capacità». Non è la prima volta che il gruppo che si identifica con Il Palazzo che brucia compie azioni del genere. —
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