Il dolore
Castelvecchio, allarme lupi: «Ogni notte una strage»
Il caso dei Giorgi, famiglia di allevatori che da due settimane vive nella paura: «Costretti a fare i turni di notte per non veder sfumare il lavoro di una vita»
CAPANNORI
«Stanotte la passeremo qui al pascolo, faremo i turni per dormire, sperando che la nostra presenza sia sufficiente a spaventare e ad allontanare i predatori»: è la soluzione della disperazione per chi vede il frutto della propria fatica devastato. Marco Giorgi rappresenta la terza generazione di una famiglia di allevatori, che da mezzo secolo ha puntato sugli ovini. Cinquant’anni di lavoro senza grossi problemi e poi, da due settimane, un incubo che rischia di rovinare quanto costruito sin qui. Un incubo nuovo e antico al tempo stesso, una minaccia che da atavica si è fatta attuale, quella del lupo.
Difficile dire con esattezza se si tratti di puri lupi, o del frutto di incroci con randagi, ma quello che si può dire con certezza è che questi animali sono affamati. Lo dimostrano i capi di bestiame che, per tre volte nel giro di una quindicina di giorni, sono stati rinvenuti al mattino uccisi e sbranati («Una cosa mai vista prima»). Le foto, molte non pubblicabili per quanto sono crude, parlano chiaro.
«In questo periodo dell’anno – spiega Giorgi – visto il caldo gli animali pascolano soprattutto di notte e quindi vengono lasciati all’aperto». Per loro la libertà di muoversi nel pascolo, con gli spazi del pascolo limitati da una recinzione pensata essenzialmente per non far uscire gli animali, non per non farli entrare (del resto, come scritto, per 50 anni non si era mai avuto un problema). «Li lasciamo la sera tardi, attorno alle 23 – spiega l’allevatore – e la mattina alle 5 - 5,30 siamo di nuovo qua».
Il ritorno al pascolo si è trasformato un paio di settimane fa in uno spettacolo crudo: «Abbiamo trovato 5/6 pecore sbranate, altre le abbiamo trovate morte ma non mangiate. Probabilmente erano cadute nel tentativo di fuga dai lupi ed erano state calpestate dal resto del branco. In totale 14 capi di bestiame andati persi».
Un episodio che però non è rimasto isolato. Dopo due settimane di tregua i predatori sono tornati a colpire: «Due mattine fa abbiamo trovato altri tre capi sbranati – prosegue la testimonianza – altri due sono stati uccisi stanotte (ieri per chi legge ndr)». Da qui la drastica decisione, ossia quella di trascorrere la notte al pascolo, nella speranza che la presenza dell’uomo basti a tenere lontani i lupi. L’alternativa è assistere a uno stillicidio che potrebbe mettere in ginocchio il lavoro di generazioni di allevatori.
Del resto i rimborsi, quando (non prima di un anno) e se (bisognerà vedere le risorse disponibili) arriveranno, non potranno certo ripagare il danno subito: «Del resto è impossibile dare un valore economico – riprende Giorgi – un capo può valere 150-200 euro, ma quella cifra non tiene certo conto di tutto il lavoro che c’è dietro, della selezione per arrivare ad avere i nostri esemplari. Giusto un mese fa alla fiera di Imola abbiamo ricevuto il primo premio, e vendiamo capi in tutta Italia. E poi il latte che non produciamo? I capi che perdiamo per la mancata riproduzione? È un danno molto più grave di quanto potrà eventualmente essere rimborsato. No, qui se nessuno ci aiuta si rischia di mettere in ginocchio un intero settore».
Teatro dell’episodio le campagne attorno a Castelvecchio di Compito: «Vicino all’oasi del Wwf. Stiamo parlando di una zona che è molto frequentata tra escursionisti, fungaioli e così via. E non so se ci può essere pericolo anche per l’uomo». —
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