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Lucca

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Truffa dei diamanti, indaga la procura

G.P.
Truffa dei diamanti, indaga la procura

Numerosi esposti di cittadini lucchesi: il valore dei preziosi proposti dalle banche è gonfiato rispetto agli indici di mercato

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LUCCA. Lo presentano come un investimento sicuro, ma di sicuro c’è solo la rimessa. Parliamo del caso “diamanti dai prezzi gonfiati”, una trappola che luccica e miete vittime in tutta Italia. Persino a Lucca, dove la procura ha aperto un fascicolo per truffa a seguito dei numerosi esposti pervenuti sulla vicenda agli uffici di via Galli Tassi. Si tratta di un caso nazionale portato a galla dall’ufficio requirente della magistratura milanese e salito alla ribalta delle cronache a seguito di un servizio della trasmissione Report. La questione sta in questi termini: banche e altri intermediari finanziari propongono ai propri clienti l’acquisto di diamanti “da investimento”, presentandoli come una sorta di bene rifugio al riparo da svalutazioni come quelle a cui è sottoposto il mercato immobiliare o alle improvvise oscillazioni della borsa. Insomma, un bene che non perde valore ma che al contrario si rivaluta nel tempo. Peccato che il valore a cui i diamanti vengono acquisiti dai clienti della banca sia ben lontano da quello di mercato. Lo hanno scoperto di recente i figli di un’anziana signora lucchese, deceduta qualche mese fa: i due eredi si sono presentati in banca per controllare i risparmi della madre e hanno scoperto che i circa 50mila euro che la donna aveva messo da parte erano stati da lei investiti in diamanti. Peccato che quando sono andati a farli valutare abbiano scoperto che il loro valore fosse ben diverso da quello inziale: si aggirava si è no sui 10mila euro. In situazioni analoghe si sono ritrovate altre famiglie lucchesi, che hanno investito in diamanti somme che vanno dai 5mila ai 50mila euro. Ora si ritrovano con in mano una cifra assai inferiore, altro che investimento sicuro. «Pratiche ingannevoli e omissive», denunciano le assocaizioni di consumatori sottolineando come agli acquirenti sia prospettato un prezzo che solo in teoria è allineato alle quotazioni dei mercati internazionali, secondo i più rinomati indici del settore, Rapaport e Idex. Secondo l'accusa, però, il prezzo sarebbe determinato dal venditore (due le principali società fornitrici delle banche). Inoltre viene fatto credere ai clienti che i diamanti siano facilmente rivendili ma non è affatto così. Le banche si giustificano sostenendo di essere semplici intermediari.

I casi lucchesi erano stati segnalati qualche tempo fa anche dalla Federconsumatori locale, dopo che l’Autorità garante della concorrenza e il mercato ha sanzionato, per 15 milioni di euro, sia le società di vendita che le banche intermediarie per pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori. Lo scorso 14 marzo Bankitalia ha inviato una lettera alle banche per invitarle ad accantonare i fondi per risarcire i clienti. Ora anche la procura si interessa della vicenda. Tutti gli esposti arrivati negli uffici di via Galli Tassi sono stati riuniti in un unico fascicolo.E non è escluso che ne arrivino altri —

G.P. .

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