Il Tirreno

Lucca

L’incidente  

Travolto sulla via Pesciatina Allarme sicurezza per i ciclisti

GIANNI PARRINI
Travolto sulla via Pesciatina Allarme sicurezza per i ciclisti

Un 19enne del Gragnano Sporting club si è fratturato la spalla nello scontro Il presidente Palandri: «C’è un clima di odio per chi si allena sulle strade»

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capannori. Giovane ciclista investito sulla Pesciatina finisce in ospedale. Il presidente della società sportiva lancia l’allarme: «Sulle strade c’è sempre meno tolleranza verso i ciclisti: siamo in pericolo».

A lanciare l’allarme è Carlo Palandri, numero uno del Gragnano Sporting club. A dare il là al suo grido di preoccupazione è l’episodio avvenuto ieri attorno a mezzogiorno sulla via Pesciatina a Lunata a circa 300 metri dalla edicoletta che ospita la madonnina. Sfortunato protagonista dell’incidente è Devin Patrick Shortt, 19enne promessa del ciclismo sudafricano in forza al Gragnano, primo anno della categoria Dilettanti. «Il ragazzo è tornato da qualche giorno da una corsa in Polonia a cui ha partecipato con la nazionale sudafricana – racconta Palandri – Si stava allenando da solo lunga la Pesciatina, diretto verso Lucca. Improvvisamente un furgone lo ha sorpassato e subito dopo ha girato a destra per entrare in un accesso privato. Di fatto ha tagliato la strada a Shortt, che è andato a sbattere violentemente contro la fiancata del mezzo e poi è finito a terra riportando diversi traumi e la frattura della clavicola. Sul posto è arrivata l’ambulanza del 118 che lo ha trasportato al ospedale San Luca dove è ancora ricoverato per accertamenti. Sul posto sono intervenuti anche i vigili urbani di Capannori».

Il giovane dovrà stare fermo chissà quanto e perderà un bel pezzo di stagione. Ma tutto sommato è stato fortunato: poteva andargli assai peggio. Al di là del singolo episodio, Palandri coglie l’occasione per denunciare con forza la condizione in cui sono costretti a vivere i giovani ciclisti che si allenano sulle strade. «Abbiamo i gomiti “sbucciati” a forza di essere sfiorati da camion e macchine che non osservano la distanza di sicurezza durante il sorpasso. Al di là degli incidenti c’è un clima di intolleranza che sta raggiungendo livelli pericolosi: siamo odiati e per niente rispettati. In ogni allenamento veniamo insultati e minacciati. Una volta, dopo un battibecco con alcuni ciclisti, gli occupanti di un’auto scesero con delle mazze (ma sull’episodio specifico Palandri preferisce non aggiungere altro, ndr). Per non parlare poi della distrazione di chi è alla guida: si telefona, ci si guarda allo specchio, si scrivono sms. Nessuno tiene più gli occhi sulla strada. Certo, qualche volta hanno ragione gli automobilisti, perché magari i ciclisti viaggiano in gruppo. Ma la strada non è solo delle auto e purtroppo noi non possiamo allenarci altrove. Le ciclabili? Quelle adatte da noi non ci sono. Le poche ciclabili esistenti vanno bene per chi porta a passeggio il cane, non per chi deve prepararsi a una competizione. Sono preoccupato – conclude Palandri – in 50 anni di bicicletta un clima così negativo verso chi pratica questo sport non l’ho mai visto. Dobbiamo darci tutti una calmata». —

GIANNI PARRINI.

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