Sicurezza
Il posto fisso è solo un miraggio: a Lucca e provincia scivola sotto il 40%
Il territorio tiene il passo con la crescita dell’export (+4,1) Dal commercio il maggiore ricorso alla cassa integrazione
LUCCA. Con un risultato di +4,1% rispetto al 2016, la provincia di Lucca fa registrare un dato economico sicuramente positivo (anche se molto al di sotto del +23,6% di Siena e il + 20,1 di Grosseto), seguito dalle province di Pisa (+3,3%) e Prato (+2,0), mentre Massa Carrara, Pistoia e Arezzo fanno registrare risultati negativi (rispettivamente con -8,8%, -0,7 e -0,2). Ma, per contro, il buon risultato di Lucca deve scontare un elemento di penalizzazione: la crescita del lavoro precario, che - secondo i dati raccolti dall’Ires (il dipartimento statistica della Cgil regionale) - si attesta oltre il 68% della media toscana. Lavoro insomma sempre più frammentato, con il ricorso alle modalità più disparate di contratti: a termine, part-time, apprendistato per dirne alcune. E con punte di penalizzazione, come torna a sottolineare il segretario generale Cgil della provincia di Lucca Rossano Rossi, le lavoratrici donne e i lavoratori giovani. «La percentuale di dipendenti a tempo indeterminato in provincia di Lucca - spiega Rossi - è ormai scesa sotto il 40%».
Sono le due facce del lavoro che cambia, anche sul nostro territorio.
Sul fronte dell’esportazione, Lucca e provincia ha mostrato di saper fronteggiare prima la crisi e poi i suoi strascichi. Nel quinquennio 2013-2017 i valori infatti hanno segnato una crescita, seppure lenta, a tratti faticosa. A quota 3 miliardi 329 milioni alla fine del 2013, il territorio è passato nel 2014 a 3 miliardi 449 milioni, con una punta di 3 miliardi 882 milioni nel 2015. Leggera discesa nel 2016 (tre miliardi 678 milioni) e una ripresa (+4,1%, appunto) fino a raggiungere 3 miliardi 828 milioni nel 2017.
Sul fronte opposto, i posti di lavoro. A livello regionale, come riporta la ricerca dell’ires, nel 2017 si sono registrati 82.000 avviamenti, di cui 76.000 a tempo determinato. Positivo, sempre a livello regionale, il saldo fra avviamenti e cessazioni di rapporti di lavoro: ci sono 4.700 occupati in più. Un dato che percentualmente si può trasportare anche sul nostro territorio, ma che pone, come viene sottolineato, «una grande incognita sul consolidamento della ripresa».
Non ultimi i dati della cassa integrazione, dai quali si evince che il maggior ricorso, sul territorio provinciale, arriva dal settore del commercio. Va premesso che in media in Toscana il ricorso alla cassa integrazione straordinaria diminuisce nel 2017 del 64%, addirittura dell’86% quello della cassa in deroga. Addirittura Lucca (come a Pisa, Livorno, Grosseto e Arezzo) la contrazione delle ore autorizzate è pari al 75%. Nel primo trimestre 2018 risultano attive nella nostra provincia 192.000 ore di cassa integrazione nel commercio, 36.000 nel settore edile, 1.000 nella metalmeccanica, 2.000 nella carta ed editoria, 8.000 nel lapideo e minerali, 2.000 in altri settori. —
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