Sicurezza
Imbratta i muri di scritte che offendono l’ex titolare e finisce sotto processo
Dal 2015 al 2016 per ragioni legate a un credito di 8mila euro avrebbe molestato il debitore insultandolo con frasi e parole vergate con vernice spray
LUCCA
Un’amicizia finita nel peggiore dei modi a causa di un debito da lavoro di ottomila euro che il dipendente insinuatosi al passivo del fallimento aziendale ritiene avrebbe dovuto essere versato dal titolare. Così, per vendicarsi, dal maggio 2015 al novembre 2016 ha tappezzato di scritte ingiuriose e infamanti, usando la vernice spray, muri di recinzione e di margine della carreggiata di una serie di località nella periferia di Lucca e al confine con Capannori. Non solo. Per l’accusa aveva minacciato anche un familiare dell’ex datore di lavoro che, per cercare di indurlo a smetterla, aveva inviato un avvertimento legale ricorrendo al giudice di pace. Ma visto che le scritte offensive continuavano ad apparire un po’ ovunque il suo legale, avvocato Francesco Guastapaglia, ha deciso di presentare una denuncia circostanziata con l’accusa di stalking. Secondo il legale c’erano gli estremi del reato di atti persecutori che si manifesta maggiormente alla fine di legami sentimentali, matrimoniali o familiari. Molto meno tra ex datore di lavoro e dipendente. Oltre alle scritte sui muri c’erano state però delle minacce e una mezza aggressione a un familiare che avevano modificato le sue abitudini di vita provocandogli uno stato d’ansia. Da lì la decisione di rivolgersi a un esperto grafologo in grado di riconoscere se quelle scritte minacciose e insultanti erano opera dell’ex dipendente.
Per la procura però non c’erano gli estremi per procedere. Quelle scritte ingiuriose e diffamatorie tra l’altro erano state cancellate. Così a maggio del 2017 il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione. A cui si è opposto il legale della parte offesa. A decidere quindi è stato il giudice dell’udienza preliminare che ha valutato come gli elementi probatori portati dall’ex datore di lavoro dell’indagato fossero tali da far sussistere l’ipotesi di reato di atti persecutori. Il motivo? Alcune scritte sarebbero ancora visibili sulla strada che porta alla nuova azienda dell’imprenditore o in quella dove risiede. E comunque sarebbero state documentate con fotografie agli atti del procedimento. A cancellare e rimuovere la maggioranza di quelle scritte oltraggiose sarebbe stata la stessa persona offesa. Le scritte con lo spray, stando al perito grafologo, sono da attribuire senza ombra di dubbio all’ex dipendente. E quelle molteplici e reiterate scritte sono da unirsi ad altri episodi di molestie proseguite nonostante un’azione giudiziaria al giudice di pace. Inoltre, dopo la minaccia ricevuta dal figlio, proprio per prevenire e scongiurare altri episodi spiacevoli e pericolosi reca a lavoro sempre con lui. Il gup quindi ha deciso di rinviare gli atti al pubblico ministero affinché formuli il capo d’imputazione. La vicenda finirà in un’aula di tribunale. —
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