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«Capitozzare un albero è come ucciderlo»

TOMMASO SILVI
«Capitozzare un albero è come ucciderlo»

Francesco Ferrini, docente di arboricoltura, supporta la protesta contro la potatura “estrema” dei tigli sulla via per Camaiore 

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LUCCA. «Capitozzare un albero significa sottoporlo a una violenza, sempre. E nel caso dei tigli della via per Camaiore, il lavoro è stato svolto anche in modo a dir poco approssimativo». Il taglio indiscriminato del fusto, delle branche primarie o di grossi rami. Questa è la capitozzatura.

E questo è quello che è successo ai tigli lucchesi che si trovano sulla strada provinciale in direzione di Camaiore. Gli alberi hanno perso la loro chioma e alcuni rami. Un cambiamento che non è passato inosservato agli occhi dei cittadini.

Tanto che, nel giro di pochi giorni, è nato un vero e proprio movimento di persone comuni determinato a far sentire la sua voce. «E hanno ragione – prosegue Francesco Ferrini, docente ordinario all’Università di Firenze di arboricoltura generale e coltivazioni arboree – perché ridurre gli alberi così non ha senso. Non solo, è anche dannoso. Per l’uomo, per l’ambiente e per l’economia». Ferrini da anni porta avanti la battaglia contro la capitozzatura degli alberi. «L’errore più comune è quello di considerare pericoloso un albero dalla grossa chioma, e quindi si capitozza per garantire l’incolumità dei passanti, o degli automobilisti. Niente di più sbagliato. Per non avere problemi di rami pericolanti o invadenti sulla carreggiata – prosegue Ferrini – basta effettuare una potatura detta a “testa di salice”, che evita l’ampliarsi eccessivo della chioma e, soprattutto, tutela la salute dell’albero».

Perché capitozzare, stando a quanto spiega Ferrini, è sinonimo di torturare. «È un accompagnamento alla morte dell’albero. Lo si indebolisce, lo si rende fragile, attaccabile da funghi e malattie. Paradossalmente, se si parla di rischio caduta dell’albero, è più pericoloso capitozzarlo che lasciarlo crescere liberamente». I tigli della via per Camaiore fanno discutere. Ma fanno sorgere anche delle domande. Com’è possibile che le aziende che si occupano della potatura non abbiano chiara la pericolosità di certe pratiche che adottano? Il personale è adeguatamente formato? «No, non c’è formazione e non c’è informazione», taglia corto Ferrini, che poi entra nel dettaglio: «In Toscana non ci sono linee guida o limitazioni per le aziende impegnate nelle potature, chiunque può partecipare al bando e vincere. A livello europeo, però, c’è una figura, che è quella dell’alboricoltore certificato, che per diventare tale deve superare esami dettagliati e difficili. Non solo – prosegue Ferrini – non è richiesta questa certificazione da parte delle istituzioni in sede di assegnazione dell’appalto delle potature, ma in Italia di alboricoltori certificati ce ne sono appena 200, mentre in Olanda, in un paese che ha molti meno abitanti di noi, sono più di 900. Questo la dice lunga su quanto consideriamo gli alberi».

Il fronte lucchese anti capitozzatura, dunque, ha un “soldato” in più. «Mi schiero a fianco dei cittadini di Lucca e farò di tutto per venire presto a vedere di persone lo scempio che è stato fatto per la via di Camaiore. Sono vicino alla loro protesta – conclude Ferrini – e spero che vadano fino in fondo». –

TOMMASO SILVI .

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