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Rifiuti, Confindustria lancia l’allarme: «Siamo sommersi, produzione a rischio»
Per il distretto cartario lucchese i problemi riguardano soprattutto lò smaltimento del pulper: «I piazzali sono pieni»
LUCCA. Un grido d’allarme, che ventila anche la possibilità di uno stop alla produzione. A lanciarlo è Confindustria Toscana Nord e in particolare, per la lucchesia, il settore del cartario. Alle prese con il problema dello smaltimento rifiuti, considerato orami alla stregua di un’emergenza.
«Alla fine - spiega Confindustria - i problemi dello smaltimento dei rifiuti sono arrivati a colpire anche le famiglie: niente più ritiro degli ingombranti per un mese, ha comunicato Alia, gestore dei rifiuti a Firenze, Prato e Pistoia, ed anche in provincia di Lucca i gestori ci segnalano di essere in procinto di adottare gli stessi provvedimenti. Una situazione incresciosa che come imprese profondamente legate al territorio, stigmatizziamo. Dal nostro punto di vista, però, in questo momento critico almeno un aspetto positivo c'è: quello di rendere chiaro a tutti il problema che denunciamo ormai da anni e cioè l'incombente emergenza rifiuti che riguarda l'intero territorio regionale. Come associazione di imprese l'interesse è rivolto ai rifiuti speciali, vale a dire ai 10,5 milioni di tonnellate annue di scarti delle imprese manifatturiere toscane, fra cui cartario, tessile, lapideo, edile, metalmeccanico».
«Le politiche poco lungimiranti delle varie amministrazioni non hanno mai consentito a distretti virtuosi nel recupero degli scarti, come quello cartario, di attrezzarsi impiantisticamente in via autonoma. Ora in quegli stessi distretti le imprese hanno i piazzali pieni di scarto e rischiano di dover fermare le produzioni, fermando così il recupero della raccolta differenziata – dichiara Tiziano Pieretti, presidente della sezione carta e cartotecnica di Confindustria Toscana Nord -. L’emergenza riguarda infatti purtroppo anche i rifiuti differenziati. Servono impianti per la trasformazione e lo smaltimento definitivo dei rifiuti generati dalle operazioni di recupero».
Per il cartario, ovviamente, il problema - annoso - è quello del pulper, dello scaqrto della lavorazione. Le imprese, si ricorda, sono oggi costrette a ricorrere a società che portano i rifiuti fuori regione o anche all'estero; un processo complicato e oneroso, che allunga i tempi del servizio e costringe le imprese a stoccare i rifiuti nei propri magazzini e cortili. «Trasportare lontano i rifiuti contraddice il principio di prossimità promosso dall'Unione Europea: la chiusura del ciclo dei rifiuti dovrebbe avvenire limitando gli spostamenti, per diminuire l'impatto ambientale ed economico e consentire un miglior controllo. La raccolta differenziata, indicata come panacea, è solo un mezzo e non il fine di una corretta gestione dei rifiuti. Non è un caso che l’Europa dia obiettivi di riciclo e non di raccolta differenziata. Dire di portare la differenziata al 70% di per sé non significa molto, dato che non tutto lo scarto raccolto in modo differenziato viene riciclato e che mancano gli impianti per lo smaltimento dei rifiuti generati dalle operazioni di recupero. E sempre l'Europa dovrebbe essere ascoltata perché anche in Toscana vengano correttamente applicati i principi che regolano la gestione dei sottoprodotti».
Per Confindustria, «la Regione è chiamata a intervenire, visto che essa stessa, nella delibera n. 19 del 15 gennaio 2018, evidenzia "situazioni di possibile criticità con deficit di capacità di smaltimento per gli impianti di discarica che ricevono rifiuti urbani e rifiuti derivanti dal loro trattamento attorno all’anno 2021-2022». —
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