La manifestazione
Padre condannato per violenze sulla figlia
Il genitore con una parziale capacità d’intendere e volere e affetto da alcolismo si è sempre professato innocente
LUCCA
Un padre e una figlia. Un percorso umano e familiare che pare essersi ricomposto visto che oggi i due lavorano nello stesso locale. Lui, ultraquarantacinquenne della Lucchesia (del quale non pubblichiamo il nome per tutelare la vittima) che ora vive in una provincia limitrofa, viene accusato dalla figlia, oggi diciannovenne e all’epoca dei fatti minore dei 10 anni, di averle usato violenza sessuale. Una denuncia scritta che, in sede di incidente probatorio davanti al gip, si affievolisce per i silenzi di un’adolescente consapevole che oggi ha perdonato il genitore e forse, all’epoca, lo ha denunciato solo per aiutarlo visto che era caduto in una profonda depressione sfociata nell’abuso di alcol. Non stupisca infatti che lei e la madre non si siano costituiti parte civile nel processo a porte chiuse dove l’imputato non si è presentato. E che, alla fine dell’udienza al gup, quel padre molesto venga condannato ad una pena lieve vista l’ipotesi di reato: 20 mesi di reclusione.
Il pm aveva chiesto 9 anni, ma il giudice - in virtù del percorso rieducativo dell’uomo - ha equiparato le attenuanti generiche alle aggravanti portando così la pena a 7 anni, minimo edittale. A quel punto è entrata in gioco la scelta del rito abbreviato che ha ridotto di un terzo la pena: a 4 anni e 9 mesi. E lì è scattata la riduzione di un ulteriore terzo in considerazione della semi infermità mentale dell’imputato all’epoca dei fatti suggellata dalla parziale incapacità stabilita dai periti.
Per capire meglio occorre andare indietro nel tempo. Dieci anni fa quel padre felice subisce un gravissimo incidente sul lavoro che lo rende invalido. Senza l’opportunità di svolgere l’unica attività di cui è capace inizia un periodo di forte depressione sfociata nell’abuso di sostanze alcoliche. Beve talmente tanto per dimenticare che gli viene diagnosticata una forma di epilessia etilica. È proprio dopo l’incidente, nel periodo che va dal 2009 al 2015, che sarebbero avvenuti gli atti sessuali sulla figlia. I tentativi falliti di reinserirsi nel mondo del lavoro lo avrebbero portato a sfogarsi pure sulla minore. Lei nel 2015 denuncia quel padre-padrone e per un anno vive in un comunità protetta. Il genitore viene curato dall’alcolismo e le sue condizioni mentali migliorano. Interrogato nega sempre ogni addebito. Lui, come in uno sdoppiamento di personalità, quelle cose sporche ai danni della sua bambina non solo non le ha fatte, ma neanche pensate. —
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