Il Tirreno

Lucca

La via della seta lucchese che produceva ricchezza con l’acqua del Serchio

Luca Cinotti

L’acqua, dovunque scorra, è vita e ricchezza. E questo anche vale per via del Fosso, forse uno degli scorci più “iconici” e immediatamente riconoscibili di tutta la città

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L’acqua, dovunque scorra, è vita e ricchezza. E questo anche vale per via del Fosso, forse uno degli scorci più “iconici” e immediatamente riconoscibili di tutta la città.

Via del Fosso, al singolare, così come risulta nello stradario e in tutti gli atti pubblici. O via dei Fossi, al plurale, come viene abitualmente chiamata dai lucchesi. Una storpiatura che ha un senso storico ben preciso: via del Fosso è infatti una delle strade più lunghe di tutto il centro storico della città, visto che si sviluppa su un tratto di oltre un chilometro e cento metri. E in questo snodarsi attraversa diverse zone che, in antichità, corrispondevano ad altrettanti nomi, appunto come se fossero fossi diversi.

L’acqua proveniente dal Sercho, oggi, entra in città dalla zona di porta San Jacopo per poi proseguire grosso modo in direzione nord-sud fino all’incrocio con via della Rosa e “scomparire” sotto il baluardo San Colombano. Riaffiora qualche centinaia di metri più a ovest, nella zona della cittadella per poi uscire in direzione sud da sotto le Mura.

Il panorama era ben diverso, ovviamente, nella seconda metà del XIV secolo, quando il canale venne progettato e realizzato a difesa della parte orientale della città, seguendo il perimetro della cinta medievale delle mura. Un cambiamento fondamentale fu quello portato dalla costruzione delle Mura rinascimentali, che fecero venir meno le esigenze difensive.

Nel frattempo, però, gli operosi lucchesi avevano trasformato questo piccolo fiume in un mare di ricchezza. La chiave di volta fu la realizzazione della seta, che sfruttava in maniera intensiva l’acqua del fosso . Lungo le spallette nacquero una serie di botteghe che lavoravano il prezioso filo, dai tessitori ai tinteggiatori . E anche le costruzioni hanno mantenuto in alcuni casi le architetture pensate per scopi produttivi: si pensi ad alcune altane aperte che venivano utilizzati come stenditoi. Dopo la fine dell’economia della seta l’acqua significò ricchezza anche per le cartiere, arroccate nella zona nord-est della città.

Il fosso, in realtà, proseguiva scoperto anche lungo l’attuale Corso Garibaldi. L’operazione di copertura dell’acqua risale all’Ottocento e fu voluta da Maria Luisa di Borbone, anche se già a fine Settecento in città si era parlato di progetti simili, che però erano finiti impantanati nelle polemiche.

IL PROGETTO

#viedilucca è un progetto del Tirreno e dei local manager di Instagramers Italia, Luca Silva e Andrea Dovichi. Ogni settimana, il martedì, troverete sul giornale il racconto di una strada, a partire dall’origine del suo nome, corredato dalle foto dei nostri instagramers. La nostra convinzione, infatti, è che proprio con i nomi e con le storie che nascondono possano essere dipinti i ritratti delle nostre strade, che sono percorsi non solo materiali ma anche nel vissuto dei lucchesi.

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