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Arrivano i dispositivi di allarme per gli operatori sanitari

Arrivano i dispositivi di allarme per gli operatori sanitari

Nel 2017 l’Asl Toscana Nord Ovest ha registrato 46 casi di aggressioni subite da medici e infermieri. Dall’inizio di quest’anno sono già alcune decine

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LUCCA. Ventisei episodi di aggressione segnalati dagli operatori sanitari dell’Asl Toscana Nord Ovest nel 2017: a livello territoriale sono stati 4 a Lucca, 10 in Versilia, 3 a Massa Carrara, 7 a Livorno e 2 a Pisa. Nel 2018 alcune decine di casi sono al vaglio del gruppo di lavoro aziendale per l’analisi e la prevenzione del rischio di aggressioni a danno degli operatori sanitari, coordinati dal direttore del servizio Prevenzione e Protezione, Emilio Giovannini.

A livello regionale gli eventi sentinella (quelli più rilevanti) registrati dal ministero della Salute sono stati 46 dal 2010, di cui 3 nel 2018, 5 nel 2017, 7 nel 2016, 8 nel 2015.

Questo il bilancio fornito dall’Asl Toscana Nord Ovest. Numeri dei quali fanno parte anche i casi che hanno riguardato operatori della Lucchesia, tra cui l’ultimo, il più eclatante, a danno di un’infermiera, aggredita due volte, in momenti diversi del suo lavoro, tra un reparto ospedaliero e il pronto soccorso.

L’Asl pensa adesso ad «aggiornare misure di protezione, oltre che a iniziative per permettere all’operatore di anticipare l’evento - spiega Tommaso Bellandi, direttore della struttura aziendale di sicurezza del paziente -. Gli operatori verranno dotati di strumenti di allarme interni, telefoni interni o altri dispositivi, per avvisare immediatamente, se sono soli, quando si verifica un’aggressione».

«Il gruppo di lavoro - spiega Giovannini - è impegnato ad armonizzare in ambito aziendale le modalità di segnalazione dell'evento, di gestione della segnalazione offrendo ai dipendenti supporto post evento, criteri uniformi per la valutazione del rischio nelle strutture Asl. Questo per favorire sia la raccolta che l’analisi dei dati delle aggressioni in una logica sistemica. Stiamo mettendo a punto azioni preventive di formazione del personale, organizzazione del lavoro e interventi ambientali». In particolare, «con l’analisi dei dati delle aggressioni - continua - sopralluoghi e interviste negli ambienti di lavoro più esposti come il pronto soccorso e i servizi di salute mentale, la revisione della letteratura scientifica sulla materia, verrà aggiornato il documento aziendale di valutazione del rischio».

Secondo Giovannini, «le aggressioni agli operatori sanitari sono un problema di salute e sicurezza del lavoro. Non una questione solo italiana. Anche l’Unione Europea considera gli operatori sanitari tra i lavoratori più esposti al rischio di aggressione: uno studio de 2011 evidenzia che il 10% degli infermieri in Europa riferisce di subire almeno un’aggressione fisica o verbale da pazienti o familiari a settimana. In Italia da un sondaggio promosso tra i propri iscritti da un sindacato medico, il 66% degli intervistati riferisce di aver subito almeno un aggressione nella propria carriera, percentuale che sale all’80% per chi lavora in pronto soccorso». —

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