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Una storia nella storia 

Caso Ciancarella, il Tar boccia il ricorso negato il reintegro

Caso Ciancarella, il Tar boccia il ricorso negato il reintegro

LUCCA. Caso Ciancarella, giudicato inammissibile il ricorso al Tar. Una storia nella storia quella dell’ex capitano dell’aeronautica militare Mario Ciancarella, in forza all’esercito ai tempi del...

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LUCCA. Caso Ciancarella, giudicato inammissibile il ricorso al Tar. Una storia nella storia quella dell’ex capitano dell’aeronautica militare Mario Ciancarella, in forza all’esercito ai tempi del disastro di Ustica, uno dei grandi misteri italiani. Una vicenda con cui la sua vita è rimasta intrecciata, fino a farlo diventare una figura "scomoda". Era il 1983 quando il capitano Ciancarella venne radiato con la comunicazione di un decreto presidenziale mai notificato. Dopo dieci anni di richieste, ottenne la copia del decreto recante la firma del presidente Sandro Pertini. Ma si trattava di una firma falsa, come accertato dal tribunale di Firenze nel 2016. Una sentenza che secondo Ciancarella avrebbe dovuto determinare il reintegro in servizio con il grado di capitano e il pagamento degli emolumenti economici connessi. Ma il ministero della Difesa si è opposto e il braccio di ferro è finito davanti al Tar.

La sentenza del tribunale amministrativo regionale (sezione prima) pubblicata lo scorso 29 giugno e risalente al 16 maggio, giudica inammissibile il ricorso dell’ex capitano Ciancarella. Il motivo? «Ciancarella ha prestato acquiescenza al procedimento disciplinare – scrive il presidente Manfredo Atzeni –, senza impugnare alcun provvedimento e ponendo in essere un comportamento incompatibile con la volontà di opporsi alla sanzione di rimozione del grado e più in generale al procedimento».

«Il ricorrente – prosegue la sentenza– ha avuto conoscenza dell’atto impugnato che ha disposto la perdita del grado in un periodo molto risalente nel tempo. Il decorso di un periodo così lungo come quello appena riportato unitamente al fatto che è lo stesso ricorrente ad aver intrapreso altre attività lavorative dimostra l’esplicarsi di un comportamento inequivocabile, che non può integrare i presupposti dell’acquiescenza alle determinazioni assunte a seguito del procedimento disciplinare». Ciancarella non si arrende: a suo favore è stata lanciata una petizione e la vicenda finirà al Consiglio di Stato. —

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